Archivi categoria: Solidarietà

11 Giugno Corpi controcorrente. El deporte es de quién lo práctica. – Benefit Barrio Bravo – San Pietrino

La palestra Popolare San Pietrino ha il piacere di ospitare Emilio, insegnante di capoeira della palestra Barrio Bravo, Chiapas, Messico.

Nel freschissimo giardino del next emerson, il programma della giornata:
H 15 Workshop di capoeira a cura di Emilio (Barrio Bravo)
H 16 e 30 Assemblea tra le palestre presenti
H 18 Dimostrazioni di pugilato
H 20 Cena vegana

Selezione musicale
dalle 19 alle 22 Rootsman Skan (reggae)
dalle 22 Аеродром – Strictly Disco (DiscoDisco)

Il ricavato della giornata sarà benefit per la palestra Barrio Bravo e San Pietrino.

Se volete finanziare il progetto della palestra popolare Barrio Bravo è attivo un crowdfunding qui : https://www.produzionidalbasso.com/project/una-nuova-casa-per-la-palestra-popolare-barrio-bravo/

Riprendiamo alcuni passaggi del testo

La Palestra Autonoma Popolare Barrio Bravo è un progetto senza scopo di lucro, sociale, comunitario, antirazzista e antisessista che promuove sport libero, gratuito e popolare. Attualmente la Palestra utilizza uno spazio in affitto nel quartiere, che sarà disponibile solo fino ad aprile 2022. Da quella data, la palestra sarà di nuovo senza casa. L’obiettivo è costruire un nuovo spazio.

Siamo un collettivo di internazionaliste e internazionalisti che vive nel quartiere. Crediamo di avere molto da imparare dalla storia di autorganizzazione popolare di Cuxtitali. Desideriamo dare il nostro contributo in questo cammino e per questo proponiamo il progetto della Palestra Autonoma Popolare Barrio Bravo

L’antico Barrio di Cuxtitali si trova ai margini di San Cristobal de Las Casas, Chiapas (Messico). Per la sua forte identità ribelle, per le caratteristiche bellicose proprie di un quartiere operaio e popolare, era detto a suo tempo “Barrio Bravo” (Borgo Coatto)

Attualmente la zona di Cuxtitali è sotto il fuoco incrociato della gentrificazione (con la relativa speculazione immobiliaria), la crescita della macchia urbana e dell’industria refresquera che punta a privatizzare, con l’appoggio delle corrotte autorità municipali, le sorgenti che storicamente forniscono acqua potabile agli abitanti del quartiere.

In questo contesto una palestra può apportare un elemento specifico in più alle già conosciute qualità di vita promosse da altri processi simili

Una palestra inclusiva, aperta a tutti, libera dalla competitività che caratterizza il mondo dello sport che i mass media ci mostrano, dove o sei un campione o non sei nessuno

La Palestra mira a tessere reti di amicizia e collaborazione con atleti e altre palestre popolari indipendenti in Messico e nel mondo, promuovendo questa cultura della solidarietà dello sport a livello globale

sab 12 marzo – in ricordo di orso – benefit staffetta sanitaria rojava

Dalle 18.00

Inaugurazione del murales di Ninjaz, installazioni e asta di opere benefit Staffetta Sanitaria per il Rojava.

Una raccolta di pensieri e figure, per ricordare Orso partigiano di Rifredi.

h 19.00 Dischi a cura di Exchange Cypherz Breaking Crew

h 20.00 Aperitivo e cena benefit [prenotazioni al 3475922888]

h 21.30 Asta benefit opere

h 22.30 – 24.00 Dischi e break jam

Info Staffetta Sanitaria Rojava http://www.staffettasanitaria-rojava.it/

8×5 | Serata Danzante e Solidale

Domenica 12 Settembre, dalle 18 alle 23.

Serata danzante e solidale al NextEmerson. Balliamo e supportiamo.

Tutto il raccimolato andrà a sostenere la lotta degli operai Texprint e le spese legali per gli arresti della scorsa settimana.

Il menu della serata:

  • Musica variopinta ad alta ballabilità, a cura del (sedicente) resident e delle (presunte) guest djs
  • Cinema bidimensionale e muto, a rotazione
  • Cocktails sperimentali, impastati con abbondante amore (la cedrina sta per finire)
  • Apericena della casa

Lo Spazio Quilombo è all’aperto, si entra dal secondo cancello venendo da via Giuliani.


Prato violenta: Biffoni trash festival

All’alba del 3 settembre viene violetemente sgomberato il presidio dei lavoratori della Textprint in piazza del comune a Prato, in sciopero della fame da due giorni, dopo mesi di lotte per chiedere niente di più che un trattamento umano. Vengono eseguiti diversi fermi e un arresto. Il sindaco Biffoni, noto alle cronache non pratesi essenzialmente per i suoi sketch con “veronihina” durante i mesi del lockdown, ha deciso che la povertà non è un arredo urbano adatto a quella piazza. In mattinata viene indetta una manifestazione in solidarietà agli sgomberati, sotto la questura di Prato. Le forze dell’ordine reagiscono in maniera stizzita e esagerata, con ulteriori cariche e fermi. Una compagna e un compagno dell’assemblea del nEXt Emerson passavano lì di fronte in macchina andando al lavoro, e hanno deciso di fermarsi per vedere che accadeva. Non hanno fatto in tempo a attraversare il marciapiede che sono stati placcati da poliziotti e municipale, preventivamente malmenati e portati via in stato di fermo. Si è trattato di un’azione goffa e senza senso, nella propria violenza ignorante, completamente sovradimensionata rispetto agli accadimenti. Da lì in avanti sono iniziati ore di completo blackout comunicativo, le persone fermate non sono riuscite a parlare con i propri avvocati, nè è stato ancora comunicato ai difensori quali siano i capi di imputazione, ma solo che verranno processati per direttissima e i reati saranno enunciati in aula domani. Ci chiediamo anche a quale codice penale si rifaccia il Comune di Prato, Biffoni sarebbe anche del mestiere… Forse a quello regio, in cui portare la povertà davanti al palazzo del Re, è sconveniente, e passabile di lesa maestà.

Abdul, Arturo, Lapo, Milli tutte e tutti libere.

Appuntamento sabato 4, ore 9,00 al Tribunale di Prato, piazzale Falcone e Borsellino n. 8

Lunedì 5 luglio h 21.30 arena estiva Cinema di Castello – proiezione di “The milky way”

Csa Next-Emerson in collaborazione con il Cinema di Castello

Arena Estiva all’aperto – via Giuliani

Ingresso gratuito

Il film

Di giorno, le montagne tra Clavière in Italia e Monginevro in Francia sono attraversate da migliaia di sciatori in vacanza sulla neve nel comprensorio sciistico “La Via Lattea”. Di notte, sono percorse di nascosto, tra i boschi, da decine di migranti che lasciano l’Italia e che provano a superare una linea immaginaria chiamata confine per proseguire il loro viaggio in Francia. “The Milky Way” è la storia di solidarietà degli abitanti e dei pericoli affrontati dai migranti, raccontata attraverso scorci di vita e graphic-novel animate sullo sfondo del mondo di montagna nella consapevolezza che – qui come in mare – nessuno si lascia da solo.

Scheda

Durata: 84 minuti Anno: 2020

Regia: Luigi D’Alife

Cast (in ordine di apparizione) Angelo Bonnet, Walter Re, Renata Bompard, Silvia Massara, Davide Rostan, Micaillou , Solange Lefol , Michel Rosseau, Pierre-Yves Dorè, Matheus, Seedy Ceesay, Amadu, Riad

Note degli autori

Le Alpi occidentali tra Italia e Francia sono state nel corso dei secoli una frontiera naturale, così come un luogo di passaggio e d’incontro. I suoi colli costituiscono terra di connessione, mediazione tra popoli e culture differenti. La storia più recente ci racconta come negli ultimi 200 anni siano stati gli italiani ad attraversare clandestinamente il confine per andare a cercare lavoro in Francia, mentre oggi è una rotta utilizzata anche dai migranti di origine africana. Le recenti politiche di chiusura dei confini interni europei, hanno spinto le persone migranti alla ricerca di strade meno battute per lasciare l’Italia e proseguire il viaggio oltre il confine con la Francia, spingendoli a passare tra i sentieri di alta montagna.

The Milky Way è un film corale che, attraverso i racconti, la ricostruzione storica dell’emigrazione italiana degli anni ’50 e le storie dei migranti, getta luce sull’umanità che riaffiora quando il pericolo imminente riattiva la solidarietà, con la convinzione che nessuno si possa lasciare indietro, nessuno si salva da solo .

Lungometraggio realizzato tramite crowfunding e prodotto da “OpenDDB – produzioni dal basso” e “SMK videofactory”

domenica 4 luglio h 17- presentazione n° 54 di zapruder

Domenica 4 luglio ore 17

SupportoLegale presenta Zapruder #54

Sono passati venti anni dal G8 di Genova. Ma cosa è rimasto delle giornate del luglio 2001? L’unica memoria condivisa sembra essere quella delle violenze.

Con il numero 54, «Zapruder» e SupportoLegale si propongono di andare oltre questa narrazione, per indagare piuttosto il prima e il dopo “Genova”: come si è arrivati a quei giorni costruendo terreni comuni che riuscirono a coinvolgere, in forme differenti, decine di migliaia di persone; ma anche i percorsi di sostegno alle militanti e ai militanti finiti sotto processo, i problemi relativi alla conservazione e al reperimento del materiale prodotto dai movimenti, la produzione memorialistica e documentaristica relativa a quelle giornate.

La memoria è un ingranaggio collettivo.

L’area del Csa Next-Emerson all’asta e altre criticità nel quartiere di Castello

La questione asta del Csa nEXt Emerson non si comprende appieno se non la si accosta alle trasformazioni urbanistiche che incombono sul borgo di Castello. Escludendo l’aeroporto, che è il nodo principale in questa parte di città e focalizzandosi solo sulla zona borgo storico e Sodo possiamo individuare alcune criticità emblematiche dell’atteggiamento dell’amministrazione fiorentina e dei proprietari di grosse aeree della zona.

Una prima vicenda che vorremmo provare a illustrare è piccola ma esemplare. In via Chiuso dei Pazzi ai tempi dell’amministrazione Domenici viene costruita una bretella stradale che taglia in due i campi presenti e unisce la zona collinare con la rotonda del Sodo, nei pressi della Chiesa San Pio X. Come “compensazione” per l’opera viene promessa, ma mai realizzata, l’acquisizione dei terreni circostanti per restituirli alla cittadinanza come verde pubblico. Dopo l’insediamento della giunta
Renzi, nel quartiere si svolgono assemblee e iniziative per reclamare l’esproprio dell’area promessa e la costituzione di un giardino comunitario in gestione agli abitanti. La cosa assume dei toni a tratti surreali, come quando a una passeggiata/corteo di quartiere, che ripercorre a ritroso via Chiuso dei Pazzi dal Sodo a via Dazzi, i manifestanti si ritrovano scortati da camionette delle forze dell’ordine. 
La Giunta comunale ha la coda di paglia sulla questione. In seguito alle iniziative degli abitanti e dopo una richiesta formale del consiglio di quartiere per reclamare nuovamente il giardino, viene approvata la seguente mozione in consiglio comunale, di cui riportiamo il testo qui di seguito: “vista la mozione sul Giardino Comunitario del Sodo approvata dal Consiglio di quartiere 5 con deliberazione n. 50038/12 del 19/9/2012; dato atto dell’importanza degli spazi verdi quale luogo d’incontro non per i residenti del q. 5, ma per tutta la cittadinanza; impegna il sindaco a far si che l’area oggetto di richiesta di acquisizione, sia destinata a finalità che vedano accolte le aspettative dei cittadini.”

Era il 2013, sono passati 8 anni, l’area continua a essere di un privato che nel frattempo ha pensato bene di mettere a frutto i terreni e, con una manovra da giocoliere, ha edificato l’anno scorso una prima antenna per telefonia mobile e sta concludendo in questi giorni la posa in opera della seconda. La sua abilità è consistita principalmente nello schivare per pochi metri il vincolo ambientale/paesaggistico della buffer zone, che per l’appunto inizia qualche metro più in là.
L’operazione è oggetto di alcune interrogazioni, alle quali seguono dei rilievi dell’Arpat e del Comune, che sostanzialmente conclude: l’operazione fa schifo, ma non possiamo farci niente, perché schiva ogni vincolo e rimane solo quello archeologico, che però viene rispettato.
Confrontando diverse mappe di quei terreni e limitrofi sono però evidenziati in più di una i resti dell’acquedotto romano, che sembrano terminare proprio nei pressi della nuova antenna. Ci domandiamo se il comune si sia veramente impegnato in questa operazione di verifica.

Inoltre in tutte le risposte alle interrogazioni sulla vicenda non c’è mai traccia, neanche come mea culpa, del fatto che il problema non sarebbe esistito se quell’area fosse stata restituita a verde pubblico come da impegno iniziale, e che comunque quel giardino comunitario promesso nel 2013 non è mai stato realizzato. Questa vicenda nella sua storia minuta e specifica, è però paradigmatica del modus operandi dell’amministrazione, di grandi proprietari e costruttori.

Spostandoci un poco più a nord e entrando nel borgo di Castello, troviamo la storica Casa del Popolo, accanto all’ex asilo Ritter, uno stabile occupato, ora all’interno di un percorso di autorecupero, e alle spalle di entrambi, l’enorme area dell’ex Cerdec. Si tratta di 40 mila metri quadri di capannoni e terreni, acquistati da un consorzio di aziende edili con un progetto che, se realizzato secondo le previsioni, porterà a uno sconvolgimento della struttura del quartiere.
L’inserimento di unità abitative porterà a una crescita dei residenti non facilmente quantificabile, ma comunque nell’ordine di diverse centinaia con l’attuale popolazione del quartiere di circa 3000.

Una trasformazione di questo tipo pone non pochi problemi: le scuole che non sono già sufficienti ora; le strade con le uniche arterie di scorrimento che sono via Reginaldo Giuliani e la Sestese e il resto che sono vie storiche strettissime a senso unico con a lato case. Il trasporto pubblico, che si è parecchio complicato in questi anni, con l’istituzione dello scambio obbligato con la tramvia in piazza Dalmazia. La sanità con l’unico presidio Asl della zona che è stato smantellato da tempo. Tutto questo in un’area che sta a ridosso delle Ville Medicee patrimonio Unesco, e in particolare è separata da villa Corsini solo da via Ricci, una stradina larga 3 metri.

Non ultimo il verde pubblico, che nel progetto è stato relegato in aree di difficile raggiungibilità sul retro degli edifici, quasi a sembrare un giardinetto condominiale e e che sostanzialmente diventa un valore aggiunto per la proprietà invece che una reale fruizione pubblica. L’area è in stato di demolizione e bonifica e i rilievi precedenti sottolineavano la presenza di metalli pesanti dovuti alla passata attività produttiva. Gli edifici si caratterizzano per la presenza di amianto, ampiamente utilizzato negli anni ’80 come isolante. Completamente immersi nell’abitato dovranno quindi essere bonificati, e andrà verificato che i metalli non siano presenti nelle falde acquifere. Si dovrà quindi procedere alla demolizione e riedificazione, con il conseguente transito di automezzi pesanti per anni e costante presenza di polveri dovute ai cantieri.In che modo è stato comunicato tutto questo alla cittadinanza? Qualcuno gli ha chiesto se sono contenti ?

Spingendosi quasi al confine con Sesto, giungiamo infine all’area di via di Bellagio, che da più di 15 anni ospita il Csa nEXt Emerson. Abbiamo già dato ampi cenni sulla questione in comunicati e articoli precedenti ma vogliamo aggiungere alcune cose possibili e concrete. In particolare la richiesta , riportata anche da fonti giornalistiche, da parte di un soggetto privato del cambio della destinazione d’uso di una parte dell’area, per essere destinata a ricettivo, quindi in strutture alberghiere/turistiche

Una mossa prevedibile viste le dimensioni ridotte dell’area e la presenza di molti vincoli urbanistici, che non la rendono un affare se non per strutture di lusso. L’area concluderebbe in questo modo il proprio percorso speculativo: acquistata per circa 200 mila euro come area dismessa a destinazione industriale, aumenta il proprio valore a 2,7 milioni di euro, senza fare nulla, solo per effetto del cambio di destinazioni d’uso in residenziale, cioè un atto amministrativo.

Un nuovo scatto potrebbe avvenire con questo passaggio. È interessante e insieme spaventoso notare come quattro parole su un foglio di carta possano innescare un tritacarne per la nostra esperienza. Ci domandiamo, senza aspettarci una risposta, in che modo si possa pensare che un sistema basato su queste regole, sia in grado anche solo di aspirare a produrre qualcosa di giusto e dignitoso. Con buona pace del nuovo rinascimento fiorentino, della Firenze non dipendente dal turismo, e tutti gli slogan di cui ci si riempie la bocca. Vedremo se la linea pubblicizzata dalla Giunta Comunale di non concedere più cambi di destinazione d’uso in questo senso rimarrà lettera morta per l’area del nEXt Emerson e tutte le aree soggette alla turistificazione

Rimane la determinazione e il fatto che noi non intendiamo andarcene da qui e quello che abbiamo innescato è un processo inverso e virtuoso di segno opposto alla svendita del patrimonio pubblico a privati. Con la nostra pratica abbiamo fatto diventare a fruizione pubblica un’area privata, un percorso che portiamo avanti da anni e che ha fatto diventare di fatto l’area del Csa Next-Emerson un bene collettivo e un argine alla speculazione edilizia.

Vogliono vendere il Next-Emerson, il Next-Emerson non si vende !

Martedì 13 Luglio h 9.00 Piazza Beccaria – Presidio contro l’asta