Pandemia covid, collezione autunno/inverno 2020

Sono passati sette mesi da che guardavamo il mondo dal chiuso delle abitazioni e i supermercati erano la sola fonte di socialità ammessa. La situazione sembra ripresentarsi in un crescendo piuttosto prevedibile.Lo scenario economico e sociale intorno a noi è andato complessivamente peggiorando e in qualche modo inevitabilmente tutti i nodi tornano al pettine.Ci troviamo di nuovo a dover sospendere le attività pubbliche del csa, ma questa è forse la parte più semplice della vicenda, nonostante per noi i luoghi come il nExT Emerson rappresentino molto, e non chuidiamo i battenti a cuor leggero.Non ci sentiamo più impreparate di fronte alla realtà del resto del mondo che ci circonda, così confusamente rabbioso, ansiogeno e impaurito. Non ci sentiamo più impreparati perché è la seconda volta che ci ritroviamo davanti ad uno scenario degno di un film apocalittico. C’è chi di fronte a questa prevedibile situazione ha voluto deliberatamente chiudere gli occhi concentrandosi su futili argomenti, come per esempio le elezioni regionali. I veri ciechi ancora una volta sono i nostri potenti. Un motivo c’è per ringraziare questa pandemia: l’aver portato a galla contraddizioni che ormai sono impossibili da nascondere. Abbiamo molte difficoltà a leggere gli scenari che si prospettano, gli eventi si susseguono veloci, anche se le giornate appaiono spesso infinite  . Il mondo del lavoro sembra fortemente attestato su una dimensione corporativa che ricorda gli anni ’30 e la genesi del fascismo.  Ogni categoria difende i propri interessi e si barcamena nelle proprie difficoltà, ma in mezzo alla protesta non si intravede una spinta alla solidarità e al mutualismo, ma piuttosto una sorta di “io speriamo che me la cavo”. Questo sentimento di avversione nei confronti delle altre persone ci pare alimentato dal mediatico mantra del dover inquadrare, per forza, un nemico nel mirino.  Ma il nemico non sono i giovani, non sono le palestre, non sono i teatri e nemmeno i cinema. Nella prima ondata erano i passeggiatori seriali, corridori e bambini nei parchi, demonizzati come dei veri e propri satana a piede libero.C’è chi già dagli anni ’60 aveva teorizzato processi mediatici simili.  I media tradizionali e non riescono infatti, attraverso la sola diffusione di informazioni reiterate fino alla nausea, a far coincidere il falso con il vero, in questo caso il giovane con il nemico. Il libero mercato svela in questo contesto il proprio volto più crudele e ingiusto.

Gli aiuti economici vengono elargiti come stimoli all’economia, all’impresa, alle grandi opere e raggiungono le persone in piccola parte per via traverse. Lo stato persiste a ignorare quelle situazioni che non ha mai voluto vedere: chi si barcamena tra lavoro al nero e o in grigio appartiene a una casta di reietti a cui nulla è dovuto. Il capitale affronta la questione pandemica come una crisi, una delle tante, dobbiamo solo attendere la ripresa, entità mitica  e escatologica, l’equivalente economico di “domani è un altro giorno” o “non può piovere per sempre”. Come in guerra, si mettono in conto le vittime, quelle causate direttamente da covid, e le altre che dalla crisi usciranno a pezzi.La retorica del semplice capro espiatorio propria di marzo, il runner, il passeggiatore folle e incontrollato, in qualche modo non regge più e dopo un primo tentativo di assalto alla banda dell’aperitivo e alle partite di calcetto, i contagi hanno messo in luce come un virus sia un virus e sia difficile da contenere, e che non c’è una categoria da condannare. Ammalarsi non è una colpa. Questo però non rende meno gravi le responsabilità per il caos nella sanità, nei trasporti, nell’economia, anzi le aggrava. La confusione è uno dei tratti distintivi di questo periodo, le chiusure sembrano decise con una sorta di roulette e estratte a sorte sulla base del peso economico e sociale dei soggetti coinvolti, che svela più che altro la scala di valori della nostra società: la netta distinzione tra famiglia, scuola, lavoro, tempo libero. In quest’ultimo rientrano le attività culturali, ricreative, ma soprattutto sociali: queste sono le prime a cui possiamo rinunciare. Il che è strano perchè in un momento in cui alle persone dovrebbe essere lasciato il tempo di prendersi cura di sè, di guarire, di cercare di stare bene, si decide che una fabbrica di armi o di auto debba continuare a produrre, ma un cinema debba chiudere. E’ su questa scala di valori che si gioca la partita. Il lockdown di marzo, con la demonizzazione dello spazio aperto, non ci ha lasciato il tempo di dedicarci alla nostra salute, ci ha fatto vivere tre mesi nell’angoscia e nell’ansia. Ha funzionato per il contenimento del virus, non c’è dubbio che l’isolamento sia la risposta più rapida, ma senza aver la sicurezza di poter campare, senza sapere quale sarà il tuo futuro è una ricetta mortifera, come lasciare circolare l’epidemia in maniera incontrollata.D’altra parte chiedere al capitale di salvarci significa porsi completamente nelle sue mani. Senza un cambiamento nella scala di valori, senza riportare al centro la solidarietà, il mutualismo, la giustizia sociale, la dignità e l’autonomia delle persone, al di sopra di ogni ragione economica, non possiamo che sentirci come con una pistola puntata alla testa.La pandemia mette ben in evidenza come il nostro modello economico sia inadeguato, non solo a prendersi cura della salute delle persone, ma probabilmente proprio alla sopravvivenza della specie, e non ci permetta di fare le scelte giuste, ma sempre e solo quelle economicamente convenienti. Sicuramente sopravviveremo alla pandemia, ma nei numeri per cui sarà economicamente sostenibile e alle condizioni imposte dal capitale.


Le piazze di queste settimane ci confermano la situazione complessa: si passa da rivendicazioni di categoria, quasi corporative come detto in precedenza, a convocazioni su parole d’ordine generali, che raccolgono il disagio crescente, in qualcosa che appare una sorta di catarsi di emozioni di pancia.  Spesso si fa riferimento all’età relativamente giovane dei partecipanti alle proteste più accese, come se ci si stupisse che di fronte alla prospettiva di avere una vita fatta, nel migliore dei casi, di solo lavoro o disoccupazione, in cui la socialità viene additata come irresponsabile, le persone si sentano travolte da pulsioni violente. Le condanne sono facili da parte di chi ha uno stipendio garantito e un futuro meno incerto di quelle piccole masse che a tratti scendono in strada. Chi vorrebbe poter tenere aperto il ristorante o il bar qualche ora in più, la palestra, la piscina, il cinema, il teatro, chi ha visto il crollo del fatturato della propria attività, chi vorrebbe una trasformazione sociale di ampia portata in senso egualitario, chi in senso autoritario, chi vorrebbe uno stato forte, chi non lo vorrebbe affatto, chi vorrebbe il socialismo, chi una democrazia più giusta e chi “meglio quando c’era lui”, chi non sa bene cosa vorebbe, ma di sicuro non questo presente. Sono piazze impossibili da tratteggiare, difficile capire dove si possa andare a parare. Difficile capire se andranno oltre allo sfogo del malessere accumulato da marzo, o si sgonfieranno con l’arrivo di bonus e accordi di categoria, e rimaranno solo le persone escluse, invisibili se non quando si scontrano con la polizia, sempre più depresse e arrabbiate.Non è un caso che nella prima parte della pandemia la retorica di guerra fosse così in voga, si sta parlando di sacrifici e di morti. Eppure continua a non esserci nessuna guerra, a parte le solite. C’è una pandemia,  e ogni analisi che prescinda dalla questione sanitaria o la semplifichi è incompleta e poco convicente. Il conflitto capitale-società è ora molto evidente: non possiamo aderire alle prescrizioni sanitarie nella tranquillità che questo sia un momento di cura, ma dobbiamo farlo nella consapevolezza che se non lavoriamo non potremo campare,  che il debito contratto ora con il capitale, ci perseguiterà per generazioni. E’ come se all’improvviso si fosse reso estremamente palese e manifesto che il meglio che il nostro sistema economico riesce a pensare per noi è: vi assicuriamo che gli scaffali dei supermercati saranno sempre abbastanza pieni, a tratti sarà necessario andare a fare la spesa divisi in unità e limitarsi ai beni essenziali. Il che potrebbe anche essere accettabile durante un’emergenza sanitaria, se al di fuori di quell’ambito potessimo contare su una vita degna e appagante, potessimo concentrarci sulla nostra salute fisica e mentale, se potessimo intravedere un senso e una prospettiva. Ma possiamo? O siamo costretti a accettare perchè immaginare e costruire un’alternativa non ci è concesso?

Link per scaricare il pdf:

E’ uscita Scarceranda 2021!

È uscita la nuova Scarceranda, l’agenda contro il carcere… giorno dopo giorno.

Anche quest’anno anno 365 giorni di pensieri contro il carcere in una pratica agenda, e un quaderno con approfondimenti, lettere, racconti e l’immancabile guida per chi ha la sfortuna di entrare in carcere.

Quest’anno in cui organizzare presentazioni è particolarmente difficile, il NextEmerson si offre almeno come punto vendita fiorentino.

Per acquistare la tua copia scrivici a assemblea@csaexemerson.it

SAB 24/10 Conferenza di TangoSognato “Il Tango in Italia nella Belle époque”

Sabato 24 ottobre 2020 dalle 18 alle 20, TangoSognato organizza la conferenza “Il Tango in Italia nella Belle époque”, con Roberto Finelli e Marina Mondini, di Radio Crossover Tango. Verranno osservate le regole di sicurezza anti Covid. Ingresso con contributo libero, con prenotazione obbligatoria (Beatrice 333-1148968, whatsapp, sms, o mail). Il numero dei partecipanti sarà limitato, per consentire il rispetto delle norme di sicurezza. 

21/10 [Kin8] Rassegna psycho-giappo: “Kodoku Meatball Machine”

Kin8 – cinema al Next Emerson – riparte con un ciclo di rassegne cinematografiche per tutti i gusti, ogni mercoledì sera.

La prima che proponiamo è la “rassegna psycho-giappo” più splatter del mondo!

MERCOLEDI’ 21 OTTOBRE

>>>> Dalle 20 alle 21 aperitivo con birrini e panini alle polpette!!!!

>>>> Alle 21 inizia la proiezione

Kodoku Meatball Machine, 2017 di Yoshihiro Nishimura (1h 40min)

Yoshihiro Nishimura già regista del cult gore Tokyo Gore Police (2008), riprende il seminale Meatball Machine (2005) di cui si era occupato degli effetti speciali, per spingere al massimo sull’accelerazione dello splatter e del grottesco.  

Yuji Noda è un esattore vessato, disperato, ammorbato da una società viziata dal denaro… e scopre di essere pure ammalato di cancro! La situazione precipita quando dei Necroborg lanciano un’offensiva parassitaria alla Terra, trasformando gli umani in caricature di se stessi in versione cyborg. Sarà proprio il suo cancro a rendere  Yuji Noda immune e potenzialmente impavido eroe biomeccanico.

Kodoku Meatball Machine non è un film perfetto, troppo lungo, esagerato, non segue le regole base di scrittura cinematografica, non alterna fasi di tensione con momenti di calma, non ci fa sconti, tira dritto, di trovata in trovata, macina tutto, e se può esagerare lo fa senza guardare in faccia nessuno. 

Trailer: https://youtu.be/DBVgbSBY-ww

[Attenzione alle norme Covid: porta la tua mascherina e mantieni il distanziamento, ricorda sempre di rispettare chi ti sta vicino.]

Sab 26/09 “Erbaccia sarai tu!”

Tremate, tremate le erbacce sono tornate! Erbaccia sarai tu!

Nasce come un progetto di riqualifica tra due mondi che troviamo fortemente affini e simili: le erbe spontanee infestanti e gli spazi autogestiti.

Entrambe si accontentano degli spazi residuali dalle bordure dei campi agli ex impianti industriali abbandonati portando nuova vita con forme e colori differenti trasformano il problema in una nuova soluzione.
Si adattano dove il pensare comune non vede risorse, creando un ecosistema sostenibile in perfetta simbiosi con l’ambiente circostante .
Dopo la lunga pausa che ci ha permesso ancor di più di guardaci dentro e intorno siamo felici di invitarvi ad una giornata spontanea e sinergica all’insegna dello scambio e della collaborazione!
Quello che ci ha spinte alla realizzazione del progetto è la triste cronaca contemporanea..Siamo fermamente convinte che la libertà di movimento e di mescolanza sia un diritto inalienabile di piante animali e uomini e proprio per questo l’obiettivo del progetto è quello di rendere visibile come la libertà generi bellezza, salute e piacere;speriamo che questa giornata e il Giardino che ne scaturirà lo dimostrino!

Una giornata aperta a tutte e tutti in cui armate di zappe, rastrelli e attrezzi da giardinaggio effettueremo la semina del nuovo giardino spontaneo! L’obiettivo è quello di creare una zona colorata e resistente grazie alla collaborazione di chi ci sarà, siete invitati a portare attrezzi, semi, piante o anche solo la voglia di lavorare!
Oltre alla riqualifica di uno spazio che al momento non viene curato l’obiettivo del progetto è quello di approfondire la conoscenza del mondo vegetale tramite il rapporto diretto e orizzontale/personale.

Vi aspettiamo quindi SABATO 26 SETTEMBRE al CSA NEXT EMERSON

—–> LA MIA GIUNGLA NEI DINTORNI

Impariamo insieme una maniera semplice ed efficace per divertire e diffondere le nostre amiche verdi! Elisabetta ci condurrà nell’affascinante mondo delle talee, sperimenterete in prima persona come farle grazie alla pratica e porterete a casa un pezzetto di giungla.

sab 29/08 Lampredottaha Antifascista – Benefit Firenze Antifascista

Il CSA nEXt Emerson è felice di invitarvi alla 1° edizione di
—- LAMPREDOTTAHA ANTIFASCISTA —-
Una cena Benefit per Firenze Antifascista e i #45000BuoniMotivi per essere antifascisti

Nel freschissimo giardino del Next dalle:

h19 si inizia con la musikita e aperitivo

h21 cena a base di lampredotto che comprende primo+secondo+contorno&vino c’è da mangiare per tutti i gusti, onnivori-vegetariani-vegani e celiaci.

h22:30 Inizio concerto live + tombolone maggico

PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA —> scriveteci alla pagina della Palestra Popolare San Pietrino, CSA Next Emerson

Insieme stiamo in piedi divisi cadiamo. La forza di ognuno per tutti
Qui sotto il link per sostenere #45000BuoniMotivi
https://gf.me/u/ydnbmz

Menù onnivoro:

1° Pasta al ragù di lampredotto

2° Piatto di lampredotto con contorno di patate arrosto

Menù Vegetariano:

1° Pasta al pesto di rucola

2° Piatto composto da lenticchie e insalata “birichina” con frutta e verdura. Contorno di patate arrosto

Menù Vegano:

1° Pasta al pesto vegano di rucola

2° Piatto composto da lenticchie e insalata “birichina” con frutta e verdura. Contorno di patate arrosto

Abbiamo la possibilità di fare i menù anche in versione celiaca

Il tutto bene annaffiato da buon vino!

mer 26/08 KIN8 – cinema al Next Emerson Garden: proiezione di “Summer (Leto)”

La rassegna “cinema e musica” proposta da Kin8 per l’estate al Next Garden prosegue mercoledì 26 agosto alle 21.30 con “Summer (Leto)“.

Summer (Leto) è un film del 2018 diretto e co-sceneggiato da Kirill Serebrennikov, basato sul periodo giovanile del cantante rock russo Viktor Coj e dei Kino. Durata 126 min.

Nella scena musicale della Leningrado dei primi anni ottanta, il giovane Viktor Coj fa la conoscenza del cantautore Mike Naumenko e di sua moglie Natal’ja, con i quali condivide la passione per la musica rock occidentale, invisa alla censura sovietica; le loro vicende sentimentali e artistiche si intrecceranno con quelle del Leningradskij rok-klub, con la formazione dei Kino e l’incisione del loro primo album, 45.

>>>> Trailer qui

>>>> Recensione di Cristina Piccino, su Il Manifesto 15 novembre 2018

Kirill Serebrennikov allo scorso Festival Cannes, dove il suo nuovo film Leto era in concorso, non c’era; accanto al nome annunciato sul foglietto della conferenza stampa si leggeva, «sedia vuota«, mentre gli attori e l’equipe del film, salendo le «Marches», avevano innalzato uno striscione chiedendone la liberazione. Serebrennikov è agli arresti domiciliari per un’accusa di frode dall’agosto del 2017, fermato proprio mentre era sul set di Leto – che ha finito al computer in casa – subendo la stessa sorte dei suoi personaggi, solo che lì erano gli anni della grisaglia brezneviana, qui siamo nel millennio neocapitalista di Putin. Eppure… Da più parti, infatti il processo contro Serebrennikov, che si è aperto qualche giorno fa con la dichiarazione di innocenza del regista, viene considerato come l’ennesimo attacco dei conservatori contro gli artisti «scomodi», tanto più che Serebrennikov è già stato preso di mira dalla censura in passato. 

Leto, in sala col titolo Summer,  in un bianco e nero graffiato a effetto home-movie dal colore, ci riporta a Leningrado (non ancora tornata San Pietroburgo) negli ’80, quando i cambiamenti sembrano impossibili – ma il Muro di Berlino verrà abbattuto non molto tempo più tardi – nonostante come in altri Paesi del socialismo reale un sentimento punk-rock attraversi i desideri delle generazioni più giovani.

A LENINGRADO la scena musicale underground sfida i divieti, ma i gruppi trovano spazio solo in club quasi clandestini, il Leningrado Rock Club soprattutto.E anche lì funzionari dell’ordine e censori controllano i testi esigono spiegazioni, alzano il sopracciglio nauseati dalle parole che rivendicano un altro mondo un’altra vita mentre al pubblico è vietato alzarsi e battere i piedi per terra. I musicisti inventano, glissano, alludono, immaginano in testa hanno il rock e il punk, i Sex Pistols, e la new wave, Blondie e Bowie, fuori «addomesticano» le loro chitarre con l’arte dei grandi rivoluzionari contro il «no future» di repressione e controllo.

IL LEADER indiscusso è Mike, lo adorano, è un riferimento, la sua band si chiama Zoopark, quando suona le ragazze impazziscono; ama Dylan e Lou Reed, è carismatico, generoso, gli perdonano pure di non essere abbastanza «graffiante» con le sue canzoni, forse perché nella vita non soffre abbastanza… Con lui c’è Natalia, la sua compagna, bella, ironica, insieme «giocano» a fare le star. L’amore è trovare un disco raro al mercato nero o del «vero» caffé. La casa è una stanza dove si fuma e si suona, i vicini ascoltano e sono complici, si occupano del loro bambino. «In occidente hanno Mike, noi abbiamo Mika» dicono gli amici mentre li filmano come Jagger e gli Stones. La libertà è il mare, una fetta di cocomero, il vino, farsi il bagno nudi, una canzone suonata piano. L’estate con le sue promesse che come le canzoni possono cambiare il mondo.

UN GIORNO arrivano due ragazzini, uno si chiama Viktor, è un poeta, odia i compromessi, è o tutto o niente. Diventano amici, amano la stessa donna, lei chiede il permesso al suo uomo per baciare Viktor perché «noi non vogliamo avere segreti». Viktor è Viktor Tsoi (l’attore Teo Yoo), figlio di un ingegnere coreano e leggenda della controcultura nell’era sovietica coi suoi Kino – perché un gruppo deve avere un nome corto – morto a ventotto anni schiantandosi con l’auto in Lettonia nell’estate del 1990. Mika è Mike Naumenko (nel film la rock star Roman Bylik cantante degli Zveri che hanno curato tutti gli arrangiamenti) ucciso nel 1991 in una rapina. Tutti e due non hanno saputo come sarebbe andata a finire quella Perestrojka che Mike già odiava, e che forse come è accaduto a tanti altri li avrebbe inghiottiti nel nulla.

PARLA di loro il film di Serebrennikov, anche se il biopic al regista interessa fino a un certo punto, cosa che gli permette una leggerezza emozionale e soprattutto di sfuggire al cliché della rockstar «maledetta» su schermo, cercando invece una corrispondenza intima tra la sua narrazione e quella delle canzoni, tra le vite e la loro invenzione. Il suo è un racconto crudele della giovinezza, dei sogni che evaporano nei cambiamenti, degli amori che finiscono, delle certezze. Cosa vuol dire avere vent’anni quando intorno cercano di sfinirti in ogni modo, quella rabbia giovane e «new wave» che ovunque in quel momento dell’esistenza è necessaria. C’è una canzone di Tsoi dal titolo L’estate che sta per finire, come è finita la loro estate spensierata a dispetto di tutto, poliziotti, benpensanti, mercato nero. Ma Serebrennikov si ferma prima, quando le cose possono ancora accadere. «Il nostro amore è da ragazzini, camminiamo mano nella mano»dice Natalia a Mike parlando di Viktor. Non è successo nulla, non succederà nulla, ma in quello spazio prima di ogni cosa, anche di un bacio innocente, c’è questa estate in cui tutto comincia, il disordine, le scoperte, il sentimento della possibilità.

Mer 29/07 Proiezione “All’Assalto. Le radici del rap in italiano” + Exchange Cypherz

Al Next Emerson Garden KIN8 cinema presenta:

Ore 20 e dopo la proiezione dj set (funk, afrobeat, hip hop ecc.) & breakin – a cura di Exchange Cypherz

Ore 21.30 proiezione “All’Assalto. Le radici del rap in italiano” .Un documentario di Paolo Fazzini. Con Assalti Frontali, 99 Posse, Papa Ricky, AK47, Nuovi Briganti, Lele Prox, Militant A, Lion Horse Posse, Menti Criminali. Italia, 2016.

>>>>>>> Sarà nostro ospite Andrea Antonini aka A.N.D. delle “Menti Criminali” che introdurrà il documentario <<<<<<<

Il documentario ALL’ASSALTO vuole indagare le radici del rap in lingua italiana ad opera di quei gruppi i quali hanno rappresentato il controverso fenomeno delle “posse”, sviluppatosi in Italia all’inizio degli anni ’90. Sotto questa sommaria e imprecisa definizione si raccolgono gruppi musicali che ruotano principalmente attorno al genere rap, reggae e ragamuffin e che, partiti dall’ambito underground, hanno a volte guadagnato sempre più terreno nella scena musicale nazionale. Politica, controinformazione, impegno sociale sono gli ingredienti principali dello spettacolo proposto da quelle crew che, da molti, sono riconosciute come pionieri di un nuovo modo di fare musica.



Domenica 26 luglio – Passeggiata in Carigiola

Domenica 26 luglio
Next Emerson organizza:
Passeggiata al torrente Carigiola
– sarà presente una guida ambientale escursionistica –

Ritrovo a Prato ore 9.30 nel parcheggio del Mercato nuovo, davanti all’Oasi dei Golosi – Piazza del Mercato Nuovo n.4.

Passeggiata sui sentieri CAI 64 e 62 della Val di Bisenzio a Prato, nel comune di Cantagallo. Lungo il torrente Carigiola ci sono alcuni bozzi dove potersi bagnare.
La distanza da percorrere è circa 9.5 km, il dislivello positivo intorno ai 700 m.
Parcheggio delle macchine e partenza della camminata da Gavigno (frazione di Cantagallo), qui:
https://goo.gl/maps/9n9xYyDwdityYR3k8

Raccomandazioni:

  • puntualità
  • scarponi da trekking alla caviglia (o al massimo scarpe con suola scolpita) perché ci sarà un breve tratto con un terreno molto sconnesso
  • pantaloni lunghi
  • zaino, pranzo a sacco, una borraccia (si trovano fonti di ottima acqua lungo il percorso).
  • per chi vuole tuffarsi nel torrente: asciugamano, costume, eventualmente sandali da spiaggia.

Per info: assemblea@csaexemerson.it

Via di Bellagio 15 – Firenze