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sportello psicologico gratuito “ti ascolto”

tutti i lunedì dalle 17:00 alle 21:00 (previo appuntamento)

Sportello “Ti Ascolto!”
Lo sportello “Ti Ascolto!” nasce per far fronte alle difficoltà emotive e relazionali di individui, coppie, famiglie.

A cosa serve?
È uno sportello psicologico gratuito finalizzato:
all’ascolto e al sostegno psicologico per aiutare, chi ne fa richiesta, a individuare e sviluppare le risorse personali utili per affrontare momenti di crisi o di disagio.
informare gli utenti dei servizi socio-sanitari ed educativi presenti nel territorio.

A chi è rivolto?
Il servizio è rivolto a individui, coppie e famiglie.

Quando:
Tutti i lunedì dalle 17.30 alle 21.00 previo appuntamento.

Come prendere appuntamento: scrivi una mail a sportellopsicologico@hacari.org

(disponibile servizio di interpretariato in LIS su appuntamento)

dom 04 dicembre – Mercatino dell’usato

DALLE 12:00 ALLE 17:00 E OGNI PRIMA DOMENICA DEL MESE

Per vendere o barattare le cose che non servono più e dare loro una seconda vita
Prenota una postazione al mercatino dell’usato di quartiere a questo link: https://mercatinonextemerson.vado.li e segui le istruzioni.

Regole del mercatino:
-i prezzi devono essere popolari per rendere il mercatino accessibile a tuttə
-si può fare baratto con gli altri banchi
-tutto ciò che non viene venduto va riportato via alla chiusura del mercatino
-nei commenti specifica se hai esigenze alimentari o di mobilità e/o se hai bisogno di un parcheggio disabili vicino all’ingresso

In caso di pioggia il mercatino si svolgerà all’interno.

Durante il mercatino ci saranno:
un punto ristoro (con panini, bevande calde, aperitivi), skate park e biblioteca sempre aperti.

Dalle 17:00 seguiranno presentazioni di libri a cura della biblioteca del CSA e/o proiezioni cinematografiche a cura del cinema autogestito Kin8.

Istruzioni per la prenotazione settimanale:
Vai al link mercatinonextemerson.vado.li
scrivi il tuo nome o nick name nella casellina grigia
contrassegna soltanto un “Sì” (✔) per un tavolo a scelta da 1 a 9
contrassegna uno o più “Sì” (✔) per gli oggetti che intendi portare
salva ( tasto verde in fondo a destra)
se hai richieste o comunicazioni scrivile nell’apposito spazio per i commenti; i commenti sono visibili a tuttə: non inserire dati personali.

per ulteriori comunicazioni e disdette scrivi una mail a: mercatino@anche.no

Report assemblea di quartiere del 5 ottobre

L’assemblea di quartiere è stata chiamata ad ottobre perché nei prossimi mesi verrà presentato il piano operativo della città di Firenze. L’adozione di questo piano quinquennale ci interessa direttamente perché con esso si prenderanno delle decisioni a lungo termine. Come abitanti abbiamo la possibilità di presentare delle osservazioni, ovvero delle proposte formali verso il Comune nelle quali possiamo proporre interventi, variazioni e soluzioni a problematiche legate al quartiere.

Il Csa NextEmerson ha indetto questa assemblea in quanto realtà presente nel quartiere di Castello. Ci teniamo a tessere relazioni tra gli abitanti e a discutere con delle criticità, necessità e delle possibili proposte che possiamo fare anche in vista di questo piano operativo.

L’assemblea ha discusso due punti in particolare:

1) aggiornamenti sulla questione cerdec, nello specifico le analisi ambientali e un carteggio che abbiamo avuto in merito con l’arpat.

2) questione trasporti, quanto questo quartiere e’ integrato con il resto di firenze e raggiungibile. In particolare un riferimento specifico alle bici e ai percorsi ciclabili.

1) Nel corso dell’assemblea, abbiamo ripreso il discorso sullo stato attuale della bonifica dell’ex area industriale Cerdec, tematica discussa durante l’assemblea scorsa di marzo. Su quest’area, già oggetto di bonifica nel 2006, infatti ancora è in corso un piano di indagine sulla potenziale contaminazione di suolo e acque di falda. Il piano di recupero approvato che vede la creazione di parecchie villette non può difatti procedere finché non si certifichi l’assenza di contaminazione conforme alla nuova destinazione d’uso residenziale. Il piano di indagine che il proprietario è obbligato a fare su richiesta esplicita di Arpat e Regione, richiede anche la verifica e confronto di molti inquinanti con soglie critiche più ristrettive in materia ambientale. Dalle prime analisi effettuate in contradditorio dall’arpat diversi contaminanti (idrocarburi, metalli pesanti..) nel suolo e nell’acqua di falda sono stati trovati oltre i limiti di legge.

Abbiamo analizzato un campione di acqua di pozzo presso un privato in via giuliani al confine con la cerdec, e alcuni metalli quali selenio e boro sono risultati superiori ai limiti per le acque potabili e sotterranee. Considerando che il pozzo dal quale è stato fatto il prelievo si trova a valle della zona industriale in questione, sotto la quale oltretutto passa il bacino idrografico di Monte Morello, questi metalli (specialmente il selenio) potrebbero essere collegati a una potenziale contaminazione dovuta alla lavorazione e produzione di smalti per ceramica, prima del Colorificio Romer – dal dopoguerra – e dopo della Cerdec-Degussa – fino agli anni novanta.

Ci siamo messi in contatto con arpat per richiedere spiegazioni e aggiornamenti sulla bonifica fatta e sullo stato attuale delle indagini. Abbiamo richiesto che venga ampliato il monitoraggio ai pozzi limitrofi per accertare l’assenza di contaminanti e danni al quartiere. Arpat ci ha risposto spiegandoci l’iter di bonifica. Inoltre, si sono messi in contatto con il proprietario del pozzo per fare delle analisi. A settembre i tecnici dell’Arpat sono venuti a prelevare un campione di acqua dal pozzo interno alla cerdec ma non sono riusciti a prelevare il campione presso il pozzo privato perché non c’era abbastanza acqua.

Nei prossimi giorni, vedremo di rimetterci in contatto con loro per sollecitarli a venire, perché a fronte della condizione di abbandono di un sito ex industriale e a fronte dell’esito delle nostre analisi, non possono sottovalutare questo problema. Inoltre, continueremo a ribadire la necessità di ampliare il monitoraggio alle aree residenziali confinanti con la cerdec perché non è possibile che il monitoraggio di un’area che ha inquinato per anni sia limitato ai confini catastali della cerdec.


Una delle proposte potrebbe essere quella di individuare alcuni punti noti di campionamento e che periodicamente vengano controllati. Inoltre, vorremmo che venisse fatto monitoraggio anche durante la costruzione delle villette nel caso in cui il progetto partisse perché è importante avere la garanzia che la terra che smuoveranno con le lavorazioni profonde (sono di fatti programmati garage privati sottoterra) non provochi rilascio di inquinanti per anni rimasti interni all’area.

Nel caso in cui il progetto non dovesse partire, non riteniamo giusto che lo spazio venga abbandonato. Una superficie di di oltre 6 ettari non può essere lasciata all’abbandono perché si tratta di un’occasione di riutilizzo di uno spazio ampio sprecata per il nostro quartiere che ha bisogno di spazi collettivi pubblici.


A questo punto ci siamo scambiati un po’ di idee su come provare a intervenire per bloccare il progetto o quantomeno imporgli di aggiungere spazi utili per il quartiere. è stato proposto un esposto, accompagnato magari da una raccolta firme, per obbligare il costruttore alla bonifica e per richiedere monitoraggi estesi. Altri hanno proposto di cominciare con una raccolta di firme capillare, spostandoci piu’ in generale sulla richiesta di spazi pubblici nel quartiere: dovremmo interloquire anche con l’atletica castello, perche’ di fatto questi anni ha sopperito alla mancanza di piazze e spazi, non vorremmo che interpretassero questa richiesta in termini di competizione.
Ci siamo detti che l’impegno primario deve essere quello di coinvolgere di piu’ le persone, siamo troppo pochi e dovremmo essere di piu’ vista la posta in gioco.

2) Il quartiere manca di collegamenti, è lasciato in disparte dai mezzi pubblici e non ci sono ciclabili. Dovrebbero fare una superciclabile da Prato a Firenze che passa dalla piana e si collega alle altre piccole ciclabili. Vorremmo proporre di realizzare dei collegamenti tra la nostra zona e questa futura superciclabile in quanto è importante incentivare la micromobilità con micro piste che collegano più punti strategici in modo da disincentivare il traffico.
A questo punto, ci sono state diverse proposte e possibili idee perchè in tanti di noi girano con i mezzi pubblici ed in bicicletta e conoscono molto bene quali sono le criticità ed anche le possibilità di collegamento con altre ciclabili.

Anche la situazione generale dei trasporti pubblici è molto peggiorata, soprattutto con il cambio di società (autolinee toscane). Già la zona Castello-Sodo era stata abbandonata da servizi pubblici, ora il problema è peggiorato. Abbiamo parlato della mancanza di coincidenze con bus e tramvia perchè non è mai stata fatta una pianificazione.

Ci sono varie proposte in generale sulla mobilità che potremmo chiedere, magari unendoci ai lavoratori di Autolinee Toscane che stanno portando avanti una mobilitazione sul posto di lavoro e studiare insieme a loro una proposta per il trasporto pubblico nel quartiere.

Le prossime attività riguarderanno la scrittura e diffusione del modulo raccolta firme. È importante che il modulo venga fatto girare in tutto il quartiere. Per la scrittura del modulo, il prossima appuntamento è per sabato 29 ottobre alle 16:00 al centro sociale di via di bellagio 15. Chiunque è benvenuto a partetecipare alla stesura e dare un supporto alla diffusione dei moduli. Appena il modulo sarà pronto, lo renderemo disponibile in modo che tutte/tutti possiamo iniziare a farlo girare.

Mercoledì 5/10 ore 21.00 – assemblea di quartiere

Un incontro aperto su Castello ed il Sodo,i collegamenti con il trasporto pubblico, la salute degli abitanti del quartiere ed il recupero della area ex-Cerdec.

Lo scorso Marzo ci siamo ritrovati in tanti per una vivace assemblea di quartiere dove sono state discusse problematiche, necessità e idee tra gli abitanti di Castello e del Sodo.

Seguendo la motivazione iniziale per la chiamata all’incontro, la questione ambientale e sanitaria è stata centrale facendo riferimento alle condizioni delle aree ex-Seves ed ex-Cerdec.

I risultati delle analisi che abbiamo fatto eseguire (da un laboratorio certificato) sulle acque di un pozzo privato in via R.Giuliani, confermano la presenza di acqua non potabile e quella, oltre i limiti di riferimento, di Selenio e Boro.

Come discusso durante l’ultima assemblea, abbiamo quindi contattato l’Arpat riportando i risultati delle nostre indagini e quindi richiedendo ed ottenendo ulteriori chiarimenti e verifiche, che vorremmo condividere con gli abitanti del quartiere.

Anche al netto  delle gravi mancanze di progettazione per il recupero di un’area così grande dentro un quartiere scarno di punti di aggregazione rionali come mercati e piazze, ci sembra piuttosto  assurdo che la bonifica di uno scarto industriale come la ex-Cerdec possa limitarsi ai soli confini catastali, considerato come non a caso queste tipologie di fabbriche si trovino vicino alle falde acquifere di zona.

Nei prossimi mesi verrà adottato anche il nuovo Piano Operativo (versione condensata del vecchio Piano Strutturale e Regolamento Urbanistico), che a livello comunale altro non è che un momento caotico in cui si decide gran parte delle sorti urbanistiche del territorio per i prossimi 5 anni.

Il pessimo storico dell’amministrazione ci ha ormai abituato ad una scarsissima attenzione verso le esigenze dei quartieri e a manovre truffaldine come quelle in cui si cambiano le destinazione di aree dismesse per favorire il palazzinaro di turno. Crediamo quindi sia importante farsi trovare preparati a questo appuntamento in quanto la fase di adozione del nuovo Piano è l’unico momento in cui la cittadinanza può presentare delle osservazioni ufficiali.

Tramite questi strumenti abbiamo quindi intenzione di continuare a fare pressioni sicuramente in merito alla sopracitata questione ambientale-sanitaria, ma anche su altre criticità del quartiere come ad esempio la scarsità di trasporti e collegamenti, la tutela del patrimonio storico artistico locale e l’assenza di spazi verdi pubblici e piazze.

Vorremmo quindi condividere con il quartiere anche queste informazioni come d’altra parte ci piacerebbe discutere con voi di eventuali ulteriori proposte nell’ottica di creare un percorso partecipato comune.

Ci ritroviamo quindi mercoledì 5 Ottobre ore 21.00 al Circolo di Castello in via R.Giuliani 374 per un’assemblea aperta di zona: abbiamo fatto un primo passo, adesso dobbiamo continuare a muoverci come collettività e difendere il nostro quartiere. 

Il quartiere è di chi lo vive, non di chi se lo compra!

csa Next Emerson                  assemblea@csaexemerson.it

Mer 23/03 h 21.00 – Assemblea di quartiere c/o circolo di castello

Gli ultimi difficoltosi anni ci hanno ricordato quanto sono importanti le comunità solidali, mentre il territorio a noi viene trasformato arbitrariamente stravolgendo il tessuto sociale che ne fa parte e ci vive.

Il quartiere di Castello è stato, e purtroppo è, teatro di numerose abbuffate speculative quartiere e sciatte pianificazioni urbanistiche in cui le esigenze e attenzioni verso gli abitanti sono regolari messe in secondo piano rispetto al profitto ed interesse di pochi. 

Nei fatti, mentre mancano piazze, strutture sanitarie, spazi verdi pubblici il quartiere viene ciclicamente minacciato da ulteriori cementificazioni sotto forma di villette in un territorio già denso di persone, ironicamente sostenute come inevitabili soluzioni per il recupero di vecchie strutture andate a male, come quelle dell’ex Cerdec .                                   

Da ridere però c’è ben poco considerato quanto queste proposte facciano emergere la  noncuranza con cui costruttori ed amministratori sottovalutano le possibili nocività legate allo stoccaggio di materiale contaminato proveniente da questi ecomostri industriali ed alla piu che probabile immissione di inquinanti nei terreni e nella falda circorstante.                                  

La conversione di questi luoghi dovrebbe avere come prioritaria la riqualificazione paesaggistica, ambientale e sanitaria dell’area stessa, garantendo monitaraggi continui e trasparenti ai cittadini e alle cittadine della zona.                                

Per il quartiere sano, vivibile e solidale che vogliamo la partecipazione attiva e critica alla discussione pubblica diventa quindi inevitabile, soprattutto in un contesto emergenziale come quello attuale in cui è costante il ricorso delle amministrazioni a tardive e malcomunicate deroghe e varianti.                                 

Siete quindi tutte e tutti invitati il 23 marzo alle ore 21.00 al Circolo di Castello in via R . Giuliani 374 per un confronto aperto sulle esigenze e criticità del quartiere, cercando di capire insieme come muoverci e tutelarci.

Csa Next Emerson

Domenica 19 dicembre – camminata a fonte giallina

Domenica 19 Dicembre camminata a Fonte Giallina

Partenza ore 10.00 dal Csa Next-Emerson, via di Bellagio 15 (zona Castello)

La camminata è leggermente in salita. Buona parte su strada, ma una parte è nel bosco, Servono scarponcini.

Durata circa 90 minuti per l’andata e 60 minuti per il ritorno

Al ritorno ci saranno panini, dolci e bevande al Csa Next-Emerson

Cancellata in caso di maltempo

dom 21/11 camminata a castello, nei luoghi di pinocchio

Una camminata nel quartiere di Pinocchio. Un percorso studiato e realizzato dagli autori della guida antituristica “Firenze NoCost”.

>>> Ore 15.00 Partenza dal Circolo di Castello e camminata “lento pede” fra tracce, memorie e curiosità del burattino più famoso al mondo. Con la presenza di Mīlĕs, autore delle illustrazioni del libro “Pinocchio. Il legno e la carne”, edizioni Contrabbandiera 2021.

>>> Ore 17.30 Merenda e/o aperitivo precoce allo spazio Quilombo, presso il csa nEXt Emerson, in via di Bellagio.

>>> Ore 18.30 Prestazione del libro illustrato “Pinocchio. Il legno e la carne” di Mīlĕs (Contrabbandiera, 2021), con l’autore.

***

Pinocchio. Il legno e la carne” è un silent book realizzato da Mīlĕs, street artist noto sulla scena nazionale, e edito dalla casa editrice indipendente Contrabbandiera, in un progetto sviluppato assieme a Street Levels Gallery, la galleria fiorentina dedicata all’arte urbana.

Mīlĕs rilegge e reinterpreta l’opera collodiana per sole immagini, sviluppandola con grande varietà di tecniche e materiali. Il Pinocchio di Mīlĕs è legno e carne insieme, è macelleria e falegnameria: non c’è il prima né un dopo. La violenza, la mutazione, la liberazione si intersecano per dare vita a un affresco totale di mille anime e d’animali. È il legno, e la carne insieme.

Anche in caso di pioggia

Flyer

L’area del Csa Next-Emerson all’asta e altre criticità nel quartiere di Castello

La questione asta del Csa nEXt Emerson non si comprende appieno se non la si accosta alle trasformazioni urbanistiche che incombono sul borgo di Castello. Escludendo l’aeroporto, che è il nodo principale in questa parte di città e focalizzandosi solo sulla zona borgo storico e Sodo possiamo individuare alcune criticità emblematiche dell’atteggiamento dell’amministrazione fiorentina e dei proprietari di grosse aeree della zona.

Una prima vicenda che vorremmo provare a illustrare è piccola ma esemplare. In via Chiuso dei Pazzi ai tempi dell’amministrazione Domenici viene costruita una bretella stradale che taglia in due i campi presenti e unisce la zona collinare con la rotonda del Sodo, nei pressi della Chiesa San Pio X. Come “compensazione” per l’opera viene promessa, ma mai realizzata, l’acquisizione dei terreni circostanti per restituirli alla cittadinanza come verde pubblico. Dopo l’insediamento della giunta
Renzi, nel quartiere si svolgono assemblee e iniziative per reclamare l’esproprio dell’area promessa e la costituzione di un giardino comunitario in gestione agli abitanti. La cosa assume dei toni a tratti surreali, come quando a una passeggiata/corteo di quartiere, che ripercorre a ritroso via Chiuso dei Pazzi dal Sodo a via Dazzi, i manifestanti si ritrovano scortati da camionette delle forze dell’ordine. 
La Giunta comunale ha la coda di paglia sulla questione. In seguito alle iniziative degli abitanti e dopo una richiesta formale del consiglio di quartiere per reclamare nuovamente il giardino, viene approvata la seguente mozione in consiglio comunale, di cui riportiamo il testo qui di seguito: “vista la mozione sul Giardino Comunitario del Sodo approvata dal Consiglio di quartiere 5 con deliberazione n. 50038/12 del 19/9/2012; dato atto dell’importanza degli spazi verdi quale luogo d’incontro non per i residenti del q. 5, ma per tutta la cittadinanza; impegna il sindaco a far si che l’area oggetto di richiesta di acquisizione, sia destinata a finalità che vedano accolte le aspettative dei cittadini.”

Era il 2013, sono passati 8 anni, l’area continua a essere di un privato che nel frattempo ha pensato bene di mettere a frutto i terreni e, con una manovra da giocoliere, ha edificato l’anno scorso una prima antenna per telefonia mobile e sta concludendo in questi giorni la posa in opera della seconda. La sua abilità è consistita principalmente nello schivare per pochi metri il vincolo ambientale/paesaggistico della buffer zone, che per l’appunto inizia qualche metro più in là.
L’operazione è oggetto di alcune interrogazioni, alle quali seguono dei rilievi dell’Arpat e del Comune, che sostanzialmente conclude: l’operazione fa schifo, ma non possiamo farci niente, perché schiva ogni vincolo e rimane solo quello archeologico, che però viene rispettato.
Confrontando diverse mappe di quei terreni e limitrofi sono però evidenziati in più di una i resti dell’acquedotto romano, che sembrano terminare proprio nei pressi della nuova antenna. Ci domandiamo se il comune si sia veramente impegnato in questa operazione di verifica.

Inoltre in tutte le risposte alle interrogazioni sulla vicenda non c’è mai traccia, neanche come mea culpa, del fatto che il problema non sarebbe esistito se quell’area fosse stata restituita a verde pubblico come da impegno iniziale, e che comunque quel giardino comunitario promesso nel 2013 non è mai stato realizzato. Questa vicenda nella sua storia minuta e specifica, è però paradigmatica del modus operandi dell’amministrazione, di grandi proprietari e costruttori.

Spostandoci un poco più a nord e entrando nel borgo di Castello, troviamo la storica Casa del Popolo, accanto all’ex asilo Ritter, uno stabile occupato, ora all’interno di un percorso di autorecupero, e alle spalle di entrambi, l’enorme area dell’ex Cerdec. Si tratta di 40 mila metri quadri di capannoni e terreni, acquistati da un consorzio di aziende edili con un progetto che, se realizzato secondo le previsioni, porterà a uno sconvolgimento della struttura del quartiere.
L’inserimento di unità abitative porterà a una crescita dei residenti non facilmente quantificabile, ma comunque nell’ordine di diverse centinaia con l’attuale popolazione del quartiere di circa 3000.

Una trasformazione di questo tipo pone non pochi problemi: le scuole che non sono già sufficienti ora; le strade con le uniche arterie di scorrimento che sono via Reginaldo Giuliani e la Sestese e il resto che sono vie storiche strettissime a senso unico con a lato case. Il trasporto pubblico, che si è parecchio complicato in questi anni, con l’istituzione dello scambio obbligato con la tramvia in piazza Dalmazia. La sanità con l’unico presidio Asl della zona che è stato smantellato da tempo. Tutto questo in un’area che sta a ridosso delle Ville Medicee patrimonio Unesco, e in particolare è separata da villa Corsini solo da via Ricci, una stradina larga 3 metri.

Non ultimo il verde pubblico, che nel progetto è stato relegato in aree di difficile raggiungibilità sul retro degli edifici, quasi a sembrare un giardinetto condominiale e e che sostanzialmente diventa un valore aggiunto per la proprietà invece che una reale fruizione pubblica. L’area è in stato di demolizione e bonifica e i rilievi precedenti sottolineavano la presenza di metalli pesanti dovuti alla passata attività produttiva. Gli edifici si caratterizzano per la presenza di amianto, ampiamente utilizzato negli anni ’80 come isolante. Completamente immersi nell’abitato dovranno quindi essere bonificati, e andrà verificato che i metalli non siano presenti nelle falde acquifere. Si dovrà quindi procedere alla demolizione e riedificazione, con il conseguente transito di automezzi pesanti per anni e costante presenza di polveri dovute ai cantieri.In che modo è stato comunicato tutto questo alla cittadinanza? Qualcuno gli ha chiesto se sono contenti ?

Spingendosi quasi al confine con Sesto, giungiamo infine all’area di via di Bellagio, che da più di 15 anni ospita il Csa nEXt Emerson. Abbiamo già dato ampi cenni sulla questione in comunicati e articoli precedenti ma vogliamo aggiungere alcune cose possibili e concrete. In particolare la richiesta , riportata anche da fonti giornalistiche, da parte di un soggetto privato del cambio della destinazione d’uso di una parte dell’area, per essere destinata a ricettivo, quindi in strutture alberghiere/turistiche

Una mossa prevedibile viste le dimensioni ridotte dell’area e la presenza di molti vincoli urbanistici, che non la rendono un affare se non per strutture di lusso. L’area concluderebbe in questo modo il proprio percorso speculativo: acquistata per circa 200 mila euro come area dismessa a destinazione industriale, aumenta il proprio valore a 2,7 milioni di euro, senza fare nulla, solo per effetto del cambio di destinazioni d’uso in residenziale, cioè un atto amministrativo.

Un nuovo scatto potrebbe avvenire con questo passaggio. È interessante e insieme spaventoso notare come quattro parole su un foglio di carta possano innescare un tritacarne per la nostra esperienza. Ci domandiamo, senza aspettarci una risposta, in che modo si possa pensare che un sistema basato su queste regole, sia in grado anche solo di aspirare a produrre qualcosa di giusto e dignitoso. Con buona pace del nuovo rinascimento fiorentino, della Firenze non dipendente dal turismo, e tutti gli slogan di cui ci si riempie la bocca. Vedremo se la linea pubblicizzata dalla Giunta Comunale di non concedere più cambi di destinazione d’uso in questo senso rimarrà lettera morta per l’area del nEXt Emerson e tutte le aree soggette alla turistificazione

Rimane la determinazione e il fatto che noi non intendiamo andarcene da qui e quello che abbiamo innescato è un processo inverso e virtuoso di segno opposto alla svendita del patrimonio pubblico a privati. Con la nostra pratica abbiamo fatto diventare a fruizione pubblica un’area privata, un percorso che portiamo avanti da anni e che ha fatto diventare di fatto l’area del Csa Next-Emerson un bene collettivo e un argine alla speculazione edilizia.

Vogliono vendere il Next-Emerson, il Next-Emerson non si vende !

Martedì 13 Luglio h 9.00 Piazza Beccaria – Presidio contro l’asta

Comunicato e alcune iniziative

AAA: vendesi Csa nEXt Emerson, seducente centro sociale


Il Centro Sociale Autogestito nEXt Emerson è parte integrante di una lunga storia trentennale della città di Firenze. Una storia di cultura popolare, votata all’autogestione, basata su quei meccanismi di crescita collettiva legati alla costruzione di spazi pubblici, in cui le persone si possono mettere in gioco in prima persona. Ambienti nei quali la costruzione e la progettazione stessa del luogo diventano parte integrante del percorso di definizione dello spazio fisico, anche quando questo processo entra in conflitto con gli interessi economici.Un semplice, ma non banale esperimento, teso a realizzare un luogo nel quale non valga il ricatto, sempre presente nelle nostre vite, “giusto = economicamente conveniente”.


Nel 2006 via di Bellagio ospitava tre capannoni vuoti già da anni destinati ad appagare il vorace bisogno di suolo della speculazione edilizia. Il paesaggio di gran parte della periferia nord ovest della città in quegli anni era ormai stato ridefinito in questo senso: milioni di metri cubi di cemento sono piovuti su Rifredi, Castello, sulla piana di Sesto. Da questo tsunami di cemento, in quello stesso anno, viene anche travolta la vecchia sede del Centro sociale Ex emerson di via Niccolò da Tolentino. Dato che prima o poi tutti i nodi vengono al pettine, gli scandali legati alla speculazione edilizia e all’edificazione selvaggia buttano a gambe all’aria la giunta dell’allora sindaco Domenici, mettendo a nudo il malsano patto tra politica e affari. 
La nuova occupazione dell’nEXt Emerson in via di Bellagio, si inserisce quindi in questo tipo di scenario: una sorta di diga costruita dal basso per arginare almeno un poco la cementificazione delle periferie. L’area occupata era stata acquistata poco prima dalla cooperativa Unica, che già da qualche anno aveva abbandonando la propria vocazione cooperativistica, per abbracciare il modus operandi delle voraci immobiliari. Il progetto dell’Unica, storicamente legata al PD, prevedeva il cambio di destinazione d’uso, da manufatturiero a residenziale, l’abbattimento degli edifici e la costruzione di villette di pregio, in quella zona così appetibile, a ridosso delle colline. L’Unica fallisce prima di poter realizzare il progetto, anche se riesce a ottenere l’inserimento del cambio di destinazione d’uso nel Piano Strutturale. Il fallimento della cooperativa è determinato proprio da quella gestione disinvolta del proprio capitale sociale, che la vedeva farsi immobiliare in cerca di affari. Gli edifici del Centro sociale rientrano così nel processo di liquidazione fallimentare dei beni dell’Unica. 


Nei quasi 15 anni che hanno scandito questi passaggi il nEXt Emerson ha continuato e ampliato la propria autogestione. Lo spazio è stato attraversato da decine di migliaia di persone e si è delineata un’intensa programmazione settimanale, che spazia dalla palestra popolare, al tango, dal laboratorio informatico dell’hacklab alla collaborazione con il progetto che Aria Tira, la sala prove, lo studio di registrazione, le strutture per skate e bmx, i laboratori di autocostruzione, la biblioteca e libreria autogestita, il cinema, le presentazioni di libri, fino a giungere al Nema: Next Emerson Museo Autogestito, un progetto artistico che pone l’attenzione proprio sulla ridefinizione continua della spazio fisico del Csa. 


In tutti questi anni abbiamo cercato di sostenere e mantenere il contatto con le lotte contro quella che consideriamo una malsana idea di città, che piega e cerca di far coincidere i bisogni della cittadinanza con gli interessi economici di gruppi finanziari e fondi di investimento.Ma mentre noi vivevamo e crescevamo come centro sociale, la grigia e kafkiana burocrazia dei processi fallimentari faceva il proprio corso, e così il 13 luglio 2021 i locali del CSA si ritrovano per la prima volta messi all’asta.


Nel bando ci si riferisce a noi con il termine, velatamente e fastidiosamente dispregiativo, di “sedicente” centro sociale. Ma si tratta crediamo di un refuso: negli anni ci siamo dimostrati piuttosto, per le non poche persone che hanno voluto attraversare questo spazio, un “seducente” centro sociale.

Chi negli anni ha imparato a amare questo luogo e il proprio percorso di autogestione, sa bene che in noi di “sedicente” non c’è nulla: noi cerchiamo di incarnare e realizzare la nostra legittima aspirazione a una vita degna. Una vita in cui non siano i soldi a determinare le scelte e le persone stesse siano al centro del proprio percorso di crescita collettiva e individuale. Non ci sembra che gli altri attori in gioco possano sinceramente dire altrettanto di sè.


La pandemia in questo anno e mezzo ha costretto il corpo sociale a ridefinire fino al non sense e al paradosso, l’aggettivo “sociale”. E dopo un anno e mezzo di sofferenze ci ritroviamo pure a fare i conti con un capitale in crisi d’astinenza, aggressivo e vorace. Le amministrazioni inseguono come un’entità salvifica una ripresa economica nella quale indistintamente si contempla tutto e il suo contrario: ridefinire la città attraveso le grandi opere, ma anche a volumi zero, far ripartire l’edilizia con milioni di metri cubi di cemento, ma anche renderla più verde, ripopolare il centro storico, ma anche zepparlo di nuovo di turisti. Si potrebbe continuare per esercizio: per ogni affermazione dell’amministrazione è possibile trovarne una di segno opposto e conseguenze contrarie, ma pronunciata con il massimo convincimento. 
L’operazione in atto sugli edifici di via di Bellagio è solo una piccolo pezzo in un puzzle ben più articolato di un’immagine di città volutamente confusa e confondente, ma nel quale per orientarsi è sufficiente seguire il flusso del denaro. Semplice e banale.

E così, come dicevamo all’inizio del testo, semplice, ma non banale è il sentimento che ci anima a spingere in direzione opposta.

Giovedì 10 giugno h 11 c/o Casa del popolo di castello
Conferenza stampa con gli abitanti del quartiere di Castello sulle
criticità urbanistiche dell’area Cerdec, via di Bellagio (dove è situato il Centro Sociale) e Via chiuso dei Pazz
i

Sabato 19 giugno dalle h 15 Pz Dalmazia
nEXt Emerson in piazza, spostiamo le attività del Csa in strada

Martedì 13 luglio, dalle h 9, Pz Beccaria
Presidio davanti allo studio notarile dove viene messa all’asta l’area
del Csa Next-Emerson