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Martedì 13 luglio dalle h 9.00 piazza beccaria – presidio contro l’asta dell’area del Csa next-emerson

Martedì 13 luglio presso uno studio notarile in Piazza Beccaria si terrà l’asta dell’area del Csa Next-Emerson

Se l’asta verrà aggiudicata il Next-Emerson rischia lo sgombero.

Il Next-Emerson non si vende !

Non tutta la città è in vendita !

Sapevamo che sarebbe giunto questo momento: il nostro centro sociale è stato messo all’asta per essere demolito e lasciare spazio all’ennesima speculazione edilizia. Non hanno chiaro che i muri che vorrebbero vendere in realtà sono molto più difficili da abbattere di quanto credono. Contengono ed espandono un humus culturale creativo e libertario che ha una storia trentennale, autogestito da un collettivo unito nella necessità di lottare per mantenerlo vivo il più a lungo possibile. Per tutto ciò vogliamo gridare a gran voce, uniti e decisi, che non lasceremo mai che i nostri spazi ci vengano portati via! Impediremo qualsiasi azione che danneggi i nostri muri, siano essi fisici o politici, non ci spaventeremo. 

Qui sotto alcuni link ad articoli che abbiamo scritto rispetto a questa problematica:

Vogliono vendere il next-Emerson, il Next-Emerson non si vende

L’area del Csa Next-Emerson all’asta e altre criticità nel quartiere di Castello

La questione asta del Csa nEXt Emerson non si comprende appieno se non la si accosta alle trasformazioni urbanistiche che incombono sul borgo di Castello. Escludendo l’aeroporto, che è il nodo principale in questa parte di città e focalizzandosi solo sulla zona borgo storico e Sodo possiamo individuare alcune criticità emblematiche dell’atteggiamento dell’amministrazione fiorentina e dei proprietari di grosse aeree della zona.

Una prima vicenda che vorremmo provare a illustrare è piccola ma esemplare. In via Chiuso dei Pazzi ai tempi dell’amministrazione Domenici viene costruita una bretella stradale che taglia in due i campi presenti e unisce la zona collinare con la rotonda del Sodo, nei pressi della Chiesa San Pio X. Come “compensazione” per l’opera viene promessa, ma mai realizzata, l’acquisizione dei terreni circostanti per restituirli alla cittadinanza come verde pubblico. Dopo l’insediamento della giunta
Renzi, nel quartiere si svolgono assemblee e iniziative per reclamare l’esproprio dell’area promessa e la costituzione di un giardino comunitario in gestione agli abitanti. La cosa assume dei toni a tratti surreali, come quando a una passeggiata/corteo di quartiere, che ripercorre a ritroso via Chiuso dei Pazzi dal Sodo a via Dazzi, i manifestanti si ritrovano scortati da camionette delle forze dell’ordine. 
La Giunta comunale ha la coda di paglia sulla questione. In seguito alle iniziative degli abitanti e dopo una richiesta formale del consiglio di quartiere per reclamare nuovamente il giardino, viene approvata la seguente mozione in consiglio comunale, di cui riportiamo il testo qui di seguito: “vista la mozione sul Giardino Comunitario del Sodo approvata dal Consiglio di quartiere 5 con deliberazione n. 50038/12 del 19/9/2012; dato atto dell’importanza degli spazi verdi quale luogo d’incontro non per i residenti del q. 5, ma per tutta la cittadinanza; impegna il sindaco a far si che l’area oggetto di richiesta di acquisizione, sia destinata a finalità che vedano accolte le aspettative dei cittadini.”

Era il 2013, sono passati 8 anni, l’area continua a essere di un privato che nel frattempo ha pensato bene di mettere a frutto i terreni e, con una manovra da giocoliere, ha edificato l’anno scorso una prima antenna per telefonia mobile e sta concludendo in questi giorni la posa in opera della seconda. La sua abilità è consistita principalmente nello schivare per pochi metri il vincolo ambientale/paesaggistico della buffer zone, che per l’appunto inizia qualche metro più in là.
L’operazione è oggetto di alcune interrogazioni, alle quali seguono dei rilievi dell’Arpat e del Comune, che sostanzialmente conclude: l’operazione fa schifo, ma non possiamo farci niente, perché schiva ogni vincolo e rimane solo quello archeologico, che però viene rispettato.
Confrontando diverse mappe di quei terreni e limitrofi sono però evidenziati in più di una i resti dell’acquedotto romano, che sembrano terminare proprio nei pressi della nuova antenna. Ci domandiamo se il comune si sia veramente impegnato in questa operazione di verifica.

Inoltre in tutte le risposte alle interrogazioni sulla vicenda non c’è mai traccia, neanche come mea culpa, del fatto che il problema non sarebbe esistito se quell’area fosse stata restituita a verde pubblico come da impegno iniziale, e che comunque quel giardino comunitario promesso nel 2013 non è mai stato realizzato. Questa vicenda nella sua storia minuta e specifica, è però paradigmatica del modus operandi dell’amministrazione, di grandi proprietari e costruttori.

Spostandoci un poco più a nord e entrando nel borgo di Castello, troviamo la storica Casa del Popolo, accanto all’ex asilo Ritter, uno stabile occupato, ora all’interno di un percorso di autorecupero, e alle spalle di entrambi, l’enorme area dell’ex Cerdec. Si tratta di 40 mila metri quadri di capannoni e terreni, acquistati da un consorzio di aziende edili con un progetto che, se realizzato secondo le previsioni, porterà a uno sconvolgimento della struttura del quartiere.
L’inserimento di unità abitative porterà a una crescita dei residenti non facilmente quantificabile, ma comunque nell’ordine di diverse centinaia con l’attuale popolazione del quartiere di circa 3000.

Una trasformazione di questo tipo pone non pochi problemi: le scuole che non sono già sufficienti ora; le strade con le uniche arterie di scorrimento che sono via Reginaldo Giuliani e la Sestese e il resto che sono vie storiche strettissime a senso unico con a lato case. Il trasporto pubblico, che si è parecchio complicato in questi anni, con l’istituzione dello scambio obbligato con la tramvia in piazza Dalmazia. La sanità con l’unico presidio Asl della zona che è stato smantellato da tempo. Tutto questo in un’area che sta a ridosso delle Ville Medicee patrimonio Unesco, e in particolare è separata da villa Corsini solo da via Ricci, una stradina larga 3 metri.

Non ultimo il verde pubblico, che nel progetto è stato relegato in aree di difficile raggiungibilità sul retro degli edifici, quasi a sembrare un giardinetto condominiale e e che sostanzialmente diventa un valore aggiunto per la proprietà invece che una reale fruizione pubblica. L’area è in stato di demolizione e bonifica e i rilievi precedenti sottolineavano la presenza di metalli pesanti dovuti alla passata attività produttiva. Gli edifici si caratterizzano per la presenza di amianto, ampiamente utilizzato negli anni ’80 come isolante. Completamente immersi nell’abitato dovranno quindi essere bonificati, e andrà verificato che i metalli non siano presenti nelle falde acquifere. Si dovrà quindi procedere alla demolizione e riedificazione, con il conseguente transito di automezzi pesanti per anni e costante presenza di polveri dovute ai cantieri.In che modo è stato comunicato tutto questo alla cittadinanza? Qualcuno gli ha chiesto se sono contenti ?

Spingendosi quasi al confine con Sesto, giungiamo infine all’area di via di Bellagio, che da più di 15 anni ospita il Csa nEXt Emerson. Abbiamo già dato ampi cenni sulla questione in comunicati e articoli precedenti ma vogliamo aggiungere alcune cose possibili e concrete. In particolare la richiesta , riportata anche da fonti giornalistiche, da parte di un soggetto privato del cambio della destinazione d’uso di una parte dell’area, per essere destinata a ricettivo, quindi in strutture alberghiere/turistiche

Una mossa prevedibile viste le dimensioni ridotte dell’area e la presenza di molti vincoli urbanistici, che non la rendono un affare se non per strutture di lusso. L’area concluderebbe in questo modo il proprio percorso speculativo: acquistata per circa 200 mila euro come area dismessa a destinazione industriale, aumenta il proprio valore a 2,7 milioni di euro, senza fare nulla, solo per effetto del cambio di destinazioni d’uso in residenziale, cioè un atto amministrativo.

Un nuovo scatto potrebbe avvenire con questo passaggio. È interessante e insieme spaventoso notare come quattro parole su un foglio di carta possano innescare un tritacarne per la nostra esperienza. Ci domandiamo, senza aspettarci una risposta, in che modo si possa pensare che un sistema basato su queste regole, sia in grado anche solo di aspirare a produrre qualcosa di giusto e dignitoso. Con buona pace del nuovo rinascimento fiorentino, della Firenze non dipendente dal turismo, e tutti gli slogan di cui ci si riempie la bocca. Vedremo se la linea pubblicizzata dalla Giunta Comunale di non concedere più cambi di destinazione d’uso in questo senso rimarrà lettera morta per l’area del nEXt Emerson e tutte le aree soggette alla turistificazione

Rimane la determinazione e il fatto che noi non intendiamo andarcene da qui e quello che abbiamo innescato è un processo inverso e virtuoso di segno opposto alla svendita del patrimonio pubblico a privati. Con la nostra pratica abbiamo fatto diventare a fruizione pubblica un’area privata, un percorso che portiamo avanti da anni e che ha fatto diventare di fatto l’area del Csa Next-Emerson un bene collettivo e un argine alla speculazione edilizia.

Vogliono vendere il Next-Emerson, il Next-Emerson non si vende !

Martedì 13 Luglio h 9.00 Piazza Beccaria – Presidio contro l’asta

Comunicato e alcune iniziative

AAA: vendesi Csa nEXt Emerson, seducente centro sociale


Il Centro Sociale Autogestito nEXt Emerson è parte integrante di una lunga storia trentennale della città di Firenze. Una storia di cultura popolare, votata all’autogestione, basata su quei meccanismi di crescita collettiva legati alla costruzione di spazi pubblici, in cui le persone si possono mettere in gioco in prima persona. Ambienti nei quali la costruzione e la progettazione stessa del luogo diventano parte integrante del percorso di definizione dello spazio fisico, anche quando questo processo entra in conflitto con gli interessi economici.Un semplice, ma non banale esperimento, teso a realizzare un luogo nel quale non valga il ricatto, sempre presente nelle nostre vite, “giusto = economicamente conveniente”.


Nel 2006 via di Bellagio ospitava tre capannoni vuoti già da anni destinati ad appagare il vorace bisogno di suolo della speculazione edilizia. Il paesaggio di gran parte della periferia nord ovest della città in quegli anni era ormai stato ridefinito in questo senso: milioni di metri cubi di cemento sono piovuti su Rifredi, Castello, sulla piana di Sesto. Da questo tsunami di cemento, in quello stesso anno, viene anche travolta la vecchia sede del Centro sociale Ex emerson di via Niccolò da Tolentino. Dato che prima o poi tutti i nodi vengono al pettine, gli scandali legati alla speculazione edilizia e all’edificazione selvaggia buttano a gambe all’aria la giunta dell’allora sindaco Domenici, mettendo a nudo il malsano patto tra politica e affari. 
La nuova occupazione dell’nEXt Emerson in via di Bellagio, si inserisce quindi in questo tipo di scenario: una sorta di diga costruita dal basso per arginare almeno un poco la cementificazione delle periferie. L’area occupata era stata acquistata poco prima dalla cooperativa Unica, che già da qualche anno aveva abbandonando la propria vocazione cooperativistica, per abbracciare il modus operandi delle voraci immobiliari. Il progetto dell’Unica, storicamente legata al PD, prevedeva il cambio di destinazione d’uso, da manufatturiero a residenziale, l’abbattimento degli edifici e la costruzione di villette di pregio, in quella zona così appetibile, a ridosso delle colline. L’Unica fallisce prima di poter realizzare il progetto, anche se riesce a ottenere l’inserimento del cambio di destinazione d’uso nel Piano Strutturale. Il fallimento della cooperativa è determinato proprio da quella gestione disinvolta del proprio capitale sociale, che la vedeva farsi immobiliare in cerca di affari. Gli edifici del Centro sociale rientrano così nel processo di liquidazione fallimentare dei beni dell’Unica. 


Nei quasi 15 anni che hanno scandito questi passaggi il nEXt Emerson ha continuato e ampliato la propria autogestione. Lo spazio è stato attraversato da decine di migliaia di persone e si è delineata un’intensa programmazione settimanale, che spazia dalla palestra popolare, al tango, dal laboratorio informatico dell’hacklab alla collaborazione con il progetto che Aria Tira, la sala prove, lo studio di registrazione, le strutture per skate e bmx, i laboratori di autocostruzione, la biblioteca e libreria autogestita, il cinema, le presentazioni di libri, fino a giungere al Nema: Next Emerson Museo Autogestito, un progetto artistico che pone l’attenzione proprio sulla ridefinizione continua della spazio fisico del Csa. 


In tutti questi anni abbiamo cercato di sostenere e mantenere il contatto con le lotte contro quella che consideriamo una malsana idea di città, che piega e cerca di far coincidere i bisogni della cittadinanza con gli interessi economici di gruppi finanziari e fondi di investimento.Ma mentre noi vivevamo e crescevamo come centro sociale, la grigia e kafkiana burocrazia dei processi fallimentari faceva il proprio corso, e così il 13 luglio 2021 i locali del CSA si ritrovano per la prima volta messi all’asta.


Nel bando ci si riferisce a noi con il termine, velatamente e fastidiosamente dispregiativo, di “sedicente” centro sociale. Ma si tratta crediamo di un refuso: negli anni ci siamo dimostrati piuttosto, per le non poche persone che hanno voluto attraversare questo spazio, un “seducente” centro sociale.

Chi negli anni ha imparato a amare questo luogo e il proprio percorso di autogestione, sa bene che in noi di “sedicente” non c’è nulla: noi cerchiamo di incarnare e realizzare la nostra legittima aspirazione a una vita degna. Una vita in cui non siano i soldi a determinare le scelte e le persone stesse siano al centro del proprio percorso di crescita collettiva e individuale. Non ci sembra che gli altri attori in gioco possano sinceramente dire altrettanto di sè.


La pandemia in questo anno e mezzo ha costretto il corpo sociale a ridefinire fino al non sense e al paradosso, l’aggettivo “sociale”. E dopo un anno e mezzo di sofferenze ci ritroviamo pure a fare i conti con un capitale in crisi d’astinenza, aggressivo e vorace. Le amministrazioni inseguono come un’entità salvifica una ripresa economica nella quale indistintamente si contempla tutto e il suo contrario: ridefinire la città attraveso le grandi opere, ma anche a volumi zero, far ripartire l’edilizia con milioni di metri cubi di cemento, ma anche renderla più verde, ripopolare il centro storico, ma anche zepparlo di nuovo di turisti. Si potrebbe continuare per esercizio: per ogni affermazione dell’amministrazione è possibile trovarne una di segno opposto e conseguenze contrarie, ma pronunciata con il massimo convincimento. 
L’operazione in atto sugli edifici di via di Bellagio è solo una piccolo pezzo in un puzzle ben più articolato di un’immagine di città volutamente confusa e confondente, ma nel quale per orientarsi è sufficiente seguire il flusso del denaro. Semplice e banale.

E così, come dicevamo all’inizio del testo, semplice, ma non banale è il sentimento che ci anima a spingere in direzione opposta.

Giovedì 10 giugno h 11 c/o Casa del popolo di castello
Conferenza stampa con gli abitanti del quartiere di Castello sulle
criticità urbanistiche dell’area Cerdec, via di Bellagio (dove è situato il Centro Sociale) e Via chiuso dei Pazz
i

Sabato 19 giugno dalle h 15 Pz Dalmazia
nEXt Emerson in piazza, spostiamo le attività del Csa in strada

Martedì 13 luglio, dalle h 9, Pz Beccaria
Presidio davanti allo studio notarile dove viene messa all’asta l’area
del Csa Next-Emerson

25 aprile – Passeggiata resistente nel quartiere

Ritrovo ore 15.00 alla targa dei “Moti del ’21” in via delle Panche angolo Via di Quarto >> targa della Resistenza via delle Panche >> Circolo delle Tre Pietre >> Farmaceutico >> arrivo in via Crocetta alla lapide della Resistenza di Castello.

Durante il percorso interventi e storie resistenti

Mercoledì 1 luglio Giardino Next-Emerson – proiezione di “Caterina”

Mercoldì 1 Luglio alle 21.30 nel giardino del Csa Next-Emerson proiezione di “Caterina” a cura di Kin8

Caterina, film diretto da Francesco Corsi, è un documentario su Caterina Bueno, cantante ed etnomusicologa fiorentina , che ha svolto un importante compito di ricerca all’interno della musica popolare italiana. Un racconto che si snoda tra immagini e parole di una delle maggiori interpreti del folklore musicale. È stato proprio grazie a Caterina Bueno che molti canti popolari e della tradizione contadina, trasmessi fino a quel momento soltanto oralmente, sono potuti sopravvivere fino a oggi, non rischiando di essere completamente abbandonati all’oblio.
Il percorso artistico e di ricerca della Bueno ha intrecciato più volte quello di altri intellettuali dell’epoca, come Dario Fo, Pier Paolo Pasolini, Umberto Eco, Francesco De Gregori e molti altri. Caterina Bueno, morta nel 2007, è oggi una delle più grandi etnomusicologhe che hanno segnato il mondo culturale apportando contenuti agli studi di questa disciplina e diffondendo gran parte dei canti riscoperti, grazie al suo lavoro. Qui il trailer https://www.comingsoon.it/film/caterina/58219/video/

Anno 2019
Regia Francesco Corsi
Paese Italia
Durata 75 minuti

Le prossime proiezioni:

Merc 8 Luglio: Electric Dragon di Sogo Ishii
Ven 17 Luglio: La Forza del Singolo di John Avidsen
Merc 22 Luglio: Lo and Behold di Werner Herzog
Merc 29 Luglio: All’Assalto – Le radici del Rap italiano di Paolo Fazzini


Luglio – Cinema all’aperto al Csa Next-Emerson

Clicca per ingrandire

Tutti i mercoledì (eccetto il 15 luglio) proiezioni nel giardino del CSA. Inizio ore 21.30. Per ogni proiezione verrà di volta in volta pubblicata la sinossi

Iniziamo con “Caterina”, documentario dedicato alla cantante folk fiorentina Caterina Bueno che ha operato una ricerca essenziale sul recupero del patrimonio musicale popolare

Qui la scheda https://www.csaexemerson.it/mercoledi-1-luglio-giardino-next-emerson-proiezione-di-caterina/

Sab 16/11 h 9.30-13.00 Boicotta AirBnb

AirBnB nasce nel 2008 da un’idea di sharing economy di due ricercatori di San Francisco. Nel giro di pochi anni, con la spinta di forti investimenti foraggiati dai magnati delle start-up della Silicon Valley, è diventata il colosso economico delle abitazioni turistiche che oggi conosciamo in tutto il mondo.

Ciò è potuto accadere all’interno di un contesto che vede una classe media sempre più impoverita, che cerca di “sfangare il lunario” e arranca sempre più ad arrivare a fine mese. Attraverso un discorso che basa la sua retorica sulla condivisione, start up come Netflix, Spotify, Uber e, per l’appunto, AirBnB cercano di incanalare il disagio socio-economico nell’immaginario della sharing economy : la nuova trovata del capitalismo è farci credere che stiamo creando una soluzione progressista e generosa alle difficoltà, che sono date dalle crescenti disuguaglianze economiche causate dal capitalismo stesso.

Ma dietro a questa illusione che basti condividere (a pagamento) per risolvere le contraddizioni del sistema, si cela la vera faccia di un nuovo mercato che continua ad arricchire chi è già ricco.

In particolare AirBnB, in un’escalation di crescita di utenti e numeri a velocità esponenziale, sta contribuendo a cambiare il volto di numerose città e paesi d’Italia e di tutto il mondo, in peggio. Analizzando i dati sulla piattaforma Inside Airbnb possiamo accorgerci di quanto e come l’azienda stia cambiando il mercato abitativo. In Italia sono presenti oltre 415 mila appartamenti in affitto (per un totale di 1,8 mil di posti letto), di cui circa il 75% posseduti da multiproprietari e, sempre nella stessa percentuale, appartamenti interi (quindi che restano vuoti se non affittati e non camere d’ospiti “condivise”).

Sicuramente ciò non giova a chi le città le vive, bensì ai multiproprietari di appartamenti e alle grosse agenzie che detengono l’egemonia del mercato di immobili in affitto, sprezzanti delle dinamiche dei quartieri in cui speculano. In una situazione abitativa già in emergenza da anni, questo fenomeno accelera la riduzione (e può provocare la scomparsa) degli affitti a lungo termine, il rincaro generale di tutti gli affitti e uno scadere del tessuto commerciale e sociale. Inoltre, il consumo “mordi e fuggi” legato al turismo, causa la perdita di servizi -sanitari, scolastici, logistici- e di commerci di vicinato, poiché questi sono necessari in quartieri vissuti quotidianamente dalle persone, ma sono meno vantaggiosi del commercio legato a locali notturni e ristoranti. Inoltre, AirBnb si espande sempre più oltre i centri storici (colpiti da fenomeni di turistificazione già da prima dell’avvento di AirBnB) in aree fino ad adesso popolari ma caratterizzate dalla la vicinanza ai centri (come per esempio un’area residenziale collegata al centro da un servizio tramviario).

A causa dell’invasività fisica e sociale del fenomeno AirBnB alcune città stanno cercando di regolarne l’azione attraverso tassazioni (come l’estensione della “tassa di soggiorno”). Ma quest’ultime, se non debitamente reinvestite in politiche sociali e abitative, non diminuiscono neanche lontanamente la portata del problema e non attutiscono il danno provocato.

In ogni caso, l’azienda non vuole alcun tipo di vincolo e la controffensiva non è tardata ad arrivare il 16/10/19 si terrà in tutta Italia un’iniziativa promossa da AirBnB Italia dal titolo
“100case100idee. Le primarie dell’ospitalità”. L’iniziativa vedrà, in 100 differenti città d’Italia, alcuni degli “host” della piattaforma aprire le proprie case a *“a host, viaggiatori,
amministratori locali e associazioni *per *“discutere di turismo responsabile e sostenibile e per elaborare proposte concrete e attuabili per il futuro del Paese.”*. In piena coerenza con l’immaginario retorico della condivisione e della messa in comune, l’azienda invita i propri membri a sentirsi parte della sua comunità e ad “*autorganizzarsi*” per creare un evento diffuso che amplifichi e promuova il suddetto immaginario, recentemente messo in discussione dalle politiche di tassazione portate avanti in alcuni Comuni italiani.

Noi crediamo che l’autorganizzazione e la comunità siano due concetti strettamente anticapitalisti, di primaria importanza, per i quali vali la pena lottare e per i quali lottiamo da anni. Comunità e autorganizzazione saranno sempre inconciliabili con un modello di vita che spinge sul pedale dell’individualismo come pilastro fondante della sua etica.

AirBnb è un prodotto del libero mercato che sta svuotando le nostre città al solo scopo di riempire le proprie tasche e quelle di pochi imprenditori. Ecco perché sentiamo il dovere di opporci, boicottarlo e fermarlo.

Creiamo e lanciamo a partire da questa data la campagna “Boicotta AirBnB: 100 case 100 sfratti”, come primo passo di lotta contro chi sfrutta e specula sulle nostre città. Vorremmo che questa campagna continui ben oltre la data del 16\11 per portare al centro dell’attenzione la distruttività di Airbnb: impegniamoci giorno per giorno e fermiamo il suo dilagare!

Dom 22 settembre – Matinée Inchiostri Ribelli 2019

Seconda giornata dell’edizione 2019 di Inchiostri Ribelli…..

Dalle H 16.30 Matinée Hardcore con:

MooM – Israle PowerViolence
GEWOON FUCKING RAGGEN – Rotterdam PowerViolence
Double Me – Padova PowerViolence
SerpE – Firenze hc, primo concerto!
Vuoto Impero – Firenze posthc, primo concerto!

Dalle H 16.30 Presentazione “De Core” con Aladin

Dalle 18.30 “Breve storia della scena demo del c64” (a cura If_Do)