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L’area del Csa Next-Emerson all’asta e altre criticità nel quartiere di Castello

La questione asta del Csa nEXt Emerson non si comprende appieno se non la si accosta alle trasformazioni urbanistiche che incombono sul borgo di Castello. Escludendo l’aeroporto, che è il nodo principale in questa parte di città e focalizzandosi solo sulla zona borgo storico e Sodo possiamo individuare alcune criticità emblematiche dell’atteggiamento dell’amministrazione fiorentina e dei proprietari di grosse aeree della zona.

Una prima vicenda che vorremmo provare a illustrare è piccola ma esemplare. In via Chiuso dei Pazzi ai tempi dell’amministrazione Domenici viene costruita una bretella stradale che taglia in due i campi presenti e unisce la zona collinare con la rotonda del Sodo, nei pressi della Chiesa San Pio X. Come “compensazione” per l’opera viene promessa, ma mai realizzata, l’acquisizione dei terreni circostanti per restituirli alla cittadinanza come verde pubblico. Dopo l’insediamento della giunta
Renzi, nel quartiere si svolgono assemblee e iniziative per reclamare l’esproprio dell’area promessa e la costituzione di un giardino comunitario in gestione agli abitanti. La cosa assume dei toni a tratti surreali, come quando a una passeggiata/corteo di quartiere, che ripercorre a ritroso via Chiuso dei Pazzi dal Sodo a via Dazzi, i manifestanti si ritrovano scortati da camionette delle forze dell’ordine. 
La Giunta comunale ha la coda di paglia sulla questione. In seguito alle iniziative degli abitanti e dopo una richiesta formale del consiglio di quartiere per reclamare nuovamente il giardino, viene approvata la seguente mozione in consiglio comunale, di cui riportiamo il testo qui di seguito: “vista la mozione sul Giardino Comunitario del Sodo approvata dal Consiglio di quartiere 5 con deliberazione n. 50038/12 del 19/9/2012; dato atto dell’importanza degli spazi verdi quale luogo d’incontro non per i residenti del q. 5, ma per tutta la cittadinanza; impegna il sindaco a far si che l’area oggetto di richiesta di acquisizione, sia destinata a finalità che vedano accolte le aspettative dei cittadini.”

Era il 2013, sono passati 8 anni, l’area continua a essere di un privato che nel frattempo ha pensato bene di mettere a frutto i terreni e, con una manovra da giocoliere, ha edificato l’anno scorso una prima antenna per telefonia mobile e sta concludendo in questi giorni la posa in opera della seconda. La sua abilità è consistita principalmente nello schivare per pochi metri il vincolo ambientale/paesaggistico della buffer zone, che per l’appunto inizia qualche metro più in là.
L’operazione è oggetto di alcune interrogazioni, alle quali seguono dei rilievi dell’Arpat e del Comune, che sostanzialmente conclude: l’operazione fa schifo, ma non possiamo farci niente, perché schiva ogni vincolo e rimane solo quello archeologico, che però viene rispettato.
Confrontando diverse mappe di quei terreni e limitrofi sono però evidenziati in più di una i resti dell’acquedotto romano, che sembrano terminare proprio nei pressi della nuova antenna. Ci domandiamo se il comune si sia veramente impegnato in questa operazione di verifica.

Inoltre in tutte le risposte alle interrogazioni sulla vicenda non c’è mai traccia, neanche come mea culpa, del fatto che il problema non sarebbe esistito se quell’area fosse stata restituita a verde pubblico come da impegno iniziale, e che comunque quel giardino comunitario promesso nel 2013 non è mai stato realizzato. Questa vicenda nella sua storia minuta e specifica, è però paradigmatica del modus operandi dell’amministrazione, di grandi proprietari e costruttori.

Spostandoci un poco più a nord e entrando nel borgo di Castello, troviamo la storica Casa del Popolo, accanto all’ex asilo Ritter, uno stabile occupato, ora all’interno di un percorso di autorecupero, e alle spalle di entrambi, l’enorme area dell’ex Cerdec. Si tratta di 40 mila metri quadri di capannoni e terreni, acquistati da un consorzio di aziende edili con un progetto che, se realizzato secondo le previsioni, porterà a uno sconvolgimento della struttura del quartiere.
L’inserimento di unità abitative porterà a una crescita dei residenti non facilmente quantificabile, ma comunque nell’ordine di diverse centinaia con l’attuale popolazione del quartiere di circa 3000.

Una trasformazione di questo tipo pone non pochi problemi: le scuole che non sono già sufficienti ora; le strade con le uniche arterie di scorrimento che sono via Reginaldo Giuliani e la Sestese e il resto che sono vie storiche strettissime a senso unico con a lato case. Il trasporto pubblico, che si è parecchio complicato in questi anni, con l’istituzione dello scambio obbligato con la tramvia in piazza Dalmazia. La sanità con l’unico presidio Asl della zona che è stato smantellato da tempo. Tutto questo in un’area che sta a ridosso delle Ville Medicee patrimonio Unesco, e in particolare è separata da villa Corsini solo da via Ricci, una stradina larga 3 metri.

Non ultimo il verde pubblico, che nel progetto è stato relegato in aree di difficile raggiungibilità sul retro degli edifici, quasi a sembrare un giardinetto condominiale e e che sostanzialmente diventa un valore aggiunto per la proprietà invece che una reale fruizione pubblica. L’area è in stato di demolizione e bonifica e i rilievi precedenti sottolineavano la presenza di metalli pesanti dovuti alla passata attività produttiva. Gli edifici si caratterizzano per la presenza di amianto, ampiamente utilizzato negli anni ’80 come isolante. Completamente immersi nell’abitato dovranno quindi essere bonificati, e andrà verificato che i metalli non siano presenti nelle falde acquifere. Si dovrà quindi procedere alla demolizione e riedificazione, con il conseguente transito di automezzi pesanti per anni e costante presenza di polveri dovute ai cantieri.In che modo è stato comunicato tutto questo alla cittadinanza? Qualcuno gli ha chiesto se sono contenti ?

Spingendosi quasi al confine con Sesto, giungiamo infine all’area di via di Bellagio, che da più di 15 anni ospita il Csa nEXt Emerson. Abbiamo già dato ampi cenni sulla questione in comunicati e articoli precedenti ma vogliamo aggiungere alcune cose possibili e concrete. In particolare la richiesta , riportata anche da fonti giornalistiche, da parte di un soggetto privato del cambio della destinazione d’uso di una parte dell’area, per essere destinata a ricettivo, quindi in strutture alberghiere/turistiche

Una mossa prevedibile viste le dimensioni ridotte dell’area e la presenza di molti vincoli urbanistici, che non la rendono un affare se non per strutture di lusso. L’area concluderebbe in questo modo il proprio percorso speculativo: acquistata per circa 200 mila euro come area dismessa a destinazione industriale, aumenta il proprio valore a 2,7 milioni di euro, senza fare nulla, solo per effetto del cambio di destinazioni d’uso in residenziale, cioè un atto amministrativo.

Un nuovo scatto potrebbe avvenire con questo passaggio. È interessante e insieme spaventoso notare come quattro parole su un foglio di carta possano innescare un tritacarne per la nostra esperienza. Ci domandiamo, senza aspettarci una risposta, in che modo si possa pensare che un sistema basato su queste regole, sia in grado anche solo di aspirare a produrre qualcosa di giusto e dignitoso. Con buona pace del nuovo rinascimento fiorentino, della Firenze non dipendente dal turismo, e tutti gli slogan di cui ci si riempie la bocca. Vedremo se la linea pubblicizzata dalla Giunta Comunale di non concedere più cambi di destinazione d’uso in questo senso rimarrà lettera morta per l’area del nEXt Emerson e tutte le aree soggette alla turistificazione

Rimane la determinazione e il fatto che noi non intendiamo andarcene da qui e quello che abbiamo innescato è un processo inverso e virtuoso di segno opposto alla svendita del patrimonio pubblico a privati. Con la nostra pratica abbiamo fatto diventare a fruizione pubblica un’area privata, un percorso che portiamo avanti da anni e che ha fatto diventare di fatto l’area del Csa Next-Emerson un bene collettivo e un argine alla speculazione edilizia.

Vogliono vendere il Next-Emerson, il Next-Emerson non si vende !

Martedì 13 Luglio h 9.00 Piazza Beccaria – Presidio contro l’asta

sabato 27 giugno: manifestazione “basta spremere Firenze”

Sabato 27 Giugno ore 17 da Piazza dei Ciompi

Manifestazione “Basta spremere Firenze” Non torneremo alla normalità perchè la turistificazione era il problema

Qui il testo che convoca l’iniziativa https://lapunta.org/event/21

La manifestazione si svolge nel rispetto delle prassi sanitarie

Per chi si muove in treno da Firenze Nord: alle 16.02 c’è un treno da Castello, alle 16.07 a Rifredi, che arriva alle 16.20 circa a SMN.

Sab 16/11 h 9.30-13.00 Boicotta AirBnb

AirBnB nasce nel 2008 da un’idea di sharing economy di due ricercatori di San Francisco. Nel giro di pochi anni, con la spinta di forti investimenti foraggiati dai magnati delle start-up della Silicon Valley, è diventata il colosso economico delle abitazioni turistiche che oggi conosciamo in tutto il mondo.

Ciò è potuto accadere all’interno di un contesto che vede una classe media sempre più impoverita, che cerca di “sfangare il lunario” e arranca sempre più ad arrivare a fine mese. Attraverso un discorso che basa la sua retorica sulla condivisione, start up come Netflix, Spotify, Uber e, per l’appunto, AirBnB cercano di incanalare il disagio socio-economico nell’immaginario della sharing economy : la nuova trovata del capitalismo è farci credere che stiamo creando una soluzione progressista e generosa alle difficoltà, che sono date dalle crescenti disuguaglianze economiche causate dal capitalismo stesso.

Ma dietro a questa illusione che basti condividere (a pagamento) per risolvere le contraddizioni del sistema, si cela la vera faccia di un nuovo mercato che continua ad arricchire chi è già ricco.

In particolare AirBnB, in un’escalation di crescita di utenti e numeri a velocità esponenziale, sta contribuendo a cambiare il volto di numerose città e paesi d’Italia e di tutto il mondo, in peggio. Analizzando i dati sulla piattaforma Inside Airbnb possiamo accorgerci di quanto e come l’azienda stia cambiando il mercato abitativo. In Italia sono presenti oltre 415 mila appartamenti in affitto (per un totale di 1,8 mil di posti letto), di cui circa il 75% posseduti da multiproprietari e, sempre nella stessa percentuale, appartamenti interi (quindi che restano vuoti se non affittati e non camere d’ospiti “condivise”).

Sicuramente ciò non giova a chi le città le vive, bensì ai multiproprietari di appartamenti e alle grosse agenzie che detengono l’egemonia del mercato di immobili in affitto, sprezzanti delle dinamiche dei quartieri in cui speculano. In una situazione abitativa già in emergenza da anni, questo fenomeno accelera la riduzione (e può provocare la scomparsa) degli affitti a lungo termine, il rincaro generale di tutti gli affitti e uno scadere del tessuto commerciale e sociale. Inoltre, il consumo “mordi e fuggi” legato al turismo, causa la perdita di servizi -sanitari, scolastici, logistici- e di commerci di vicinato, poiché questi sono necessari in quartieri vissuti quotidianamente dalle persone, ma sono meno vantaggiosi del commercio legato a locali notturni e ristoranti. Inoltre, AirBnb si espande sempre più oltre i centri storici (colpiti da fenomeni di turistificazione già da prima dell’avvento di AirBnB) in aree fino ad adesso popolari ma caratterizzate dalla la vicinanza ai centri (come per esempio un’area residenziale collegata al centro da un servizio tramviario).

A causa dell’invasività fisica e sociale del fenomeno AirBnB alcune città stanno cercando di regolarne l’azione attraverso tassazioni (come l’estensione della “tassa di soggiorno”). Ma quest’ultime, se non debitamente reinvestite in politiche sociali e abitative, non diminuiscono neanche lontanamente la portata del problema e non attutiscono il danno provocato.

In ogni caso, l’azienda non vuole alcun tipo di vincolo e la controffensiva non è tardata ad arrivare il 16/10/19 si terrà in tutta Italia un’iniziativa promossa da AirBnB Italia dal titolo
“100case100idee. Le primarie dell’ospitalità”. L’iniziativa vedrà, in 100 differenti città d’Italia, alcuni degli “host” della piattaforma aprire le proprie case a *“a host, viaggiatori,
amministratori locali e associazioni *per *“discutere di turismo responsabile e sostenibile e per elaborare proposte concrete e attuabili per il futuro del Paese.”*. In piena coerenza con l’immaginario retorico della condivisione e della messa in comune, l’azienda invita i propri membri a sentirsi parte della sua comunità e ad “*autorganizzarsi*” per creare un evento diffuso che amplifichi e promuova il suddetto immaginario, recentemente messo in discussione dalle politiche di tassazione portate avanti in alcuni Comuni italiani.

Noi crediamo che l’autorganizzazione e la comunità siano due concetti strettamente anticapitalisti, di primaria importanza, per i quali vali la pena lottare e per i quali lottiamo da anni. Comunità e autorganizzazione saranno sempre inconciliabili con un modello di vita che spinge sul pedale dell’individualismo come pilastro fondante della sua etica.

AirBnb è un prodotto del libero mercato che sta svuotando le nostre città al solo scopo di riempire le proprie tasche e quelle di pochi imprenditori. Ecco perché sentiamo il dovere di opporci, boicottarlo e fermarlo.

Creiamo e lanciamo a partire da questa data la campagna “Boicotta AirBnB: 100 case 100 sfratti”, come primo passo di lotta contro chi sfrutta e specula sulle nostre città. Vorremmo che questa campagna continui ben oltre la data del 16\11 per portare al centro dell’attenzione la distruttività di Airbnb: impegniamoci giorno per giorno e fermiamo il suo dilagare!

1, 2 e 3 Marzo – Re.Set Firenze: incontro tra città

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Una città bella non è solo la sua cartolina. Pare ovvio dire che una città sia fatta di persone, delle loro storie e di ciò che insieme hanno costruito. Ma forse non è cosi ovvio.
Quando lo scopo diventa vendere una città questa si fa prodotto di consumo. E un prodotto deve rispondere alle richieste del consumatore. Essere bella e fotografabile.
Consumare una città significa allora consumare la sua vita, quella dei suoi abitanti, quella del suo patrimonio e quella della sua storia. Chi ci vive deve quindi divenire una comparsa in uno spettacolo altrui.
Turistificazione significa proprio questo dover soddfisfare i bisogni del turista e non dell’ abitante.

A Firenze si è costituito il nucleo locale della Rete SET – Sud Europa di fonte alla Turistificazione, una rete di numerose città e di numerose esperienze di base che si oppongono all’attuale modello di sfruttamento dei territori e delle comunità locali da parte dell’industria turistica.

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PROGRAMMA
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::::VENERDI 1 MARZO::::

Via Cavour 1 – 10.00                                                                                                       Presidio contro la vendita di Mondeggi Bene Comune

Biglietteria Stazione SMN – Santa Maria Novella –  16.00                      Tour Guidato per tutt* con Firenze No-Cost

Piazza Ciompi
17.45 Performance a cura del Laboratorio teatrale Polveriera Underwear Theatre
SPIGOLI
vivere in una città turistica (?)

Scuola di Architettura – Piazza Ghiberti 27 – 18.30 – 22.30                       Aperitivo,  letture e  presentazione di SET – Sud Europa di fronte alla turistificazione

::::SABATO 2 MARZO::::

CSA Next Emerson – Via di Bellagio 15 – 10.00 -18.00
Tavoli di Discussione e Laboratori

____Tavoli di Discussione

TAVOLO 1 – L’abitare e la turistificazione

TAVOLO 2 – La dimensione territoriale
____Laboratori Artistici

LABORATORIO 1_ Storia, strategie e tattiche per destabilizzare il Nuovo Ordine Urbano

LABORATORIO 2_ Maschere per la città

12.00 – 14.00 Pranzo
19.30 – Assemblea plenaria
::::DOMENICA 3 MARZO::::

La Polveriera Spazio Comune, Via Santa Reparata 12
10.00- 13.00 Termine dei preparativi per il Carnevale delle Autogestioni

14.30 – 18.30 Carnevale delle Autogestioni

Info dettagliate

https://www.facebook.com/events/524750851380652/

https://setfirenze.noblogs.org