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dom 5 giugno – ciclo fantascienza italiana – proiezione di: la decima vittima

Allo Spazio Quilombo, secondo cancello

Ore 20.00 Apericena

Ore 21.30 proiezione di “La decima vittima”

Mastroianni ossigenato alle prese con una distopia sociale visivamente tra il futurismo avvenirista e la pop art. Unicum

In un futuro prossimo, al fine di contenere l’aggressività e la violenza, onde scongiurare qualsiasi germe di un eventuale conflitto bellico, è stata istituita una competizione a livello mondiale chiamata la Grande caccia, che conferisce ai propri iscritti la licenza di uccidere.

Un computer designa delle coppie di partecipanti, nel ruolo di Cacciatore e di Vittima. Il superstite dopo dieci competizioni, svolte alternativamente nell’uno e nell’altro ruolo, riscuote un cospicuo premio in denaro, con fama, onore e privilegi.

«La decima vittima sarà una satira del mondo attuale, una trasposizione allegorica di aspirazioni ed inquietudini dell’oggi dove verranno fustigati certi costumi, la ferocia dei rapporti individuali, l’arrivismo sociale dei tempi moderni.»
(Elio Petri, 1964)

«Una vicenda di fantasia che serve al regista Elio Petri per imbastire una denuncia contro il sistema capitalistico e contro l’invadenza dei mass media: gli uomini sono assimilati a merci di consumo, facilmente sostituibili, ed il loro ruolo sociale è circoscritto all’occasione di uno spettacolo di massa. Il film rientra nel genere della fantascienza italiana, ma si distingue per un impegno produttivo superiore alla media e per un intelligente utilizzo dei temi propri della commedia di quegli anni […]»
(Fantafilm
)

Regia Elia Petri anno 1965 durata 90 min

Prossime proiezioni

Domenica 19 Giugno: Terrore nello spazio

Domenica 3 Luglio: Criminali della galassia

sabato 19 febbraio dalle 16.30 – repair day, proiezioni e cena

Sabato 19 febbraio 2022

Ifdo – Hacklab fiorentino – presenta:

Repair Day

(dalle 16.30 alle 19)
Contro l’obsolescenza programmata…
Porta i tuoi oggetti rotti che proviamo a ripararli insieme!
Piccoli elettrodomestici, radio, stufe, lampade, tostapane, ventilatori, stereo…

Attenzione! Porta solo ciò a cui non tieni particolarmente: non è detto che la riparazione funzionerà.
Finita la giornata ti riporterai tutto a casa, rotto o riparato che sia!


Dalle 19 alle 23

Proiezione di

9

(Animazione – 2009 – di Shane Acker)
https://www.mymovies.it/film/2009/9/

Cena a cura della Palestra Popolare Sanpietrino

dom 26/09 proiezione “l’universale” spazio quilombo

Ore 18  Apertura cancelli, bevute, giochi e musica

Ore 20  Apericena dalla casa

Ore 21  Proiezione del film L’Universale

Sarà presente il regista, Federico Micali.

http://universaleilfilm.it

Se piove, la proiezione sarà all’interno.

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Lo Spazio Quilombo è aperto ogni domenica dalle 18 alle 23. Si entra dal secondo cancello venendo da via Giuliani.

dom 22/08 Proiezione “arrivederci saigon” – spazio quilombo

Lo Spazio Quilombo è aperto ogni domenica dalle 18 alle 23. Si entra dal secondo cancello venendo da via Giuliani.

Ore 18

Apertura Spazio Quilombo (secondo cancellone del Next Emerson) – cocktail, birrette, vinello fresco, dj set

Ore 21

Proiezione del film documentario Arrivederci Saigon, regia di Wilma Labate, Italia, 2018.

“Arrivederci Saigon” è l’incredibile storia delle Stars, la giovanissima band italiana che dalla provincia toscana viene spedita inaspettatamente in Vietnam, a suonare nelle basi militari americane.
 
Sono giovanissime, con la voglia di successo e di lasciare la provincia industriale dove vivono, così diversa dalle famose colline del Chianti: vengono dalle acciaierie di Piombino, dal porto di Livorno e dalle fabbriche Piaggio di Pontedera. È la provincia rossa delle case del popolo e del PCI e uscire da quella provincia è il loro sogno.
 
Siamo nel ’68 e ogni sogno sembra possibile. Ricevono un’offerta che non possono rifiutare: una tournée in Estremo Oriente, Manila, Hong Kong, Singapore…
Armate di strumenti musicali e voglia di cantare, partono sognando il successo ma si ritrovano in guerra, e la guerra è quella vera del Vietnam.
 
Dopo cinquant’anni “Le Stars” – Viviana Tacchella, Rossella Canaccini, Daniela Santerini e Franca Deni – raccontano la loro avventura vissuta per tre mesi nelle basi sperdute nella giungla, tra i soldati americani e la musica soul.
 

Domenica 8 Agosto – apertura spazio quilombo e proiezione di “louise-Michel”

Lo Spazio Quilombo apre alle 18.00

Dalle 21.30 proiezione di “Louise-Michel” – Regia di Benoit Delepine e Gustave Kervern

Prima vessate con orari e turni infami e successivamente lasciate senza un lavoro dall’improvvisa chiusura fallimentare dello stabilimento tessile dove lavorano, un pugno di operaie riunitesi per decidere che fare con i soldi della liquidazione …

Una commedia di resistenza sul nuovo proletariato francese.

Il titolo è un omaggio a Louise Michel, rivoluzionaria francese che combatté con la Comune di Parigi del 1871 e per i diritti dei lavoratori durante la sua vita.

Lo spazio Quilombo è all’aperto con entrata dal secondo cancello

Domenica 25 luglio h 21.00 – proiezione di “go dante go go go !

Proiezione del film indipendente e auto prodotto Go Dante Go Go Go, alla presenza del regista e dello staff.

La proiezione sarà all’aperto, l’ingresso libero. Dalle h 20.00 paella fino a esaurimento

Sosteniamo il cinema indipendente e gli spazi autogestiti!

Presso lo Spazio Quilombo @ NeXT Emerson (entrata dal secondo cancello venendo da via Giuliani)

Lunedì 5 luglio h 21.30 arena estiva Cinema di Castello – proiezione di “The milky way”

Csa Next-Emerson in collaborazione con il Cinema di Castello

Arena Estiva all’aperto – via Giuliani

Ingresso gratuito

Il film

Di giorno, le montagne tra Clavière in Italia e Monginevro in Francia sono attraversate da migliaia di sciatori in vacanza sulla neve nel comprensorio sciistico “La Via Lattea”. Di notte, sono percorse di nascosto, tra i boschi, da decine di migranti che lasciano l’Italia e che provano a superare una linea immaginaria chiamata confine per proseguire il loro viaggio in Francia. “The Milky Way” è la storia di solidarietà degli abitanti e dei pericoli affrontati dai migranti, raccontata attraverso scorci di vita e graphic-novel animate sullo sfondo del mondo di montagna nella consapevolezza che – qui come in mare – nessuno si lascia da solo.

Scheda

Durata: 84 minuti Anno: 2020

Regia: Luigi D’Alife

Cast (in ordine di apparizione) Angelo Bonnet, Walter Re, Renata Bompard, Silvia Massara, Davide Rostan, Micaillou , Solange Lefol , Michel Rosseau, Pierre-Yves Dorè, Matheus, Seedy Ceesay, Amadu, Riad

Note degli autori

Le Alpi occidentali tra Italia e Francia sono state nel corso dei secoli una frontiera naturale, così come un luogo di passaggio e d’incontro. I suoi colli costituiscono terra di connessione, mediazione tra popoli e culture differenti. La storia più recente ci racconta come negli ultimi 200 anni siano stati gli italiani ad attraversare clandestinamente il confine per andare a cercare lavoro in Francia, mentre oggi è una rotta utilizzata anche dai migranti di origine africana. Le recenti politiche di chiusura dei confini interni europei, hanno spinto le persone migranti alla ricerca di strade meno battute per lasciare l’Italia e proseguire il viaggio oltre il confine con la Francia, spingendoli a passare tra i sentieri di alta montagna.

The Milky Way è un film corale che, attraverso i racconti, la ricostruzione storica dell’emigrazione italiana degli anni ’50 e le storie dei migranti, getta luce sull’umanità che riaffiora quando il pericolo imminente riattiva la solidarietà, con la convinzione che nessuno si possa lasciare indietro, nessuno si salva da solo .

Lungometraggio realizzato tramite crowfunding e prodotto da “OpenDDB – produzioni dal basso” e “SMK videofactory”

21/10 [Kin8] Rassegna psycho-giappo: “Kodoku Meatball Machine”

Kin8 – cinema al Next Emerson – riparte con un ciclo di rassegne cinematografiche per tutti i gusti, ogni mercoledì sera.

La prima che proponiamo è la “rassegna psycho-giappo” più splatter del mondo!

MERCOLEDI’ 21 OTTOBRE

>>>> Dalle 20 alle 21 aperitivo con birrini e panini alle polpette!!!!

>>>> Alle 21 inizia la proiezione

Kodoku Meatball Machine, 2017 di Yoshihiro Nishimura (1h 40min)

Yoshihiro Nishimura già regista del cult gore Tokyo Gore Police (2008), riprende il seminale Meatball Machine (2005) di cui si era occupato degli effetti speciali, per spingere al massimo sull’accelerazione dello splatter e del grottesco.  

Yuji Noda è un esattore vessato, disperato, ammorbato da una società viziata dal denaro… e scopre di essere pure ammalato di cancro! La situazione precipita quando dei Necroborg lanciano un’offensiva parassitaria alla Terra, trasformando gli umani in caricature di se stessi in versione cyborg. Sarà proprio il suo cancro a rendere  Yuji Noda immune e potenzialmente impavido eroe biomeccanico.

Kodoku Meatball Machine non è un film perfetto, troppo lungo, esagerato, non segue le regole base di scrittura cinematografica, non alterna fasi di tensione con momenti di calma, non ci fa sconti, tira dritto, di trovata in trovata, macina tutto, e se può esagerare lo fa senza guardare in faccia nessuno. 

Trailer: https://youtu.be/DBVgbSBY-ww

[Attenzione alle norme Covid: porta la tua mascherina e mantieni il distanziamento, ricorda sempre di rispettare chi ti sta vicino.]

mer 26/08 KIN8 – cinema al Next Emerson Garden: proiezione di “Summer (Leto)”

La rassegna “cinema e musica” proposta da Kin8 per l’estate al Next Garden prosegue mercoledì 26 agosto alle 21.30 con “Summer (Leto)“.

Summer (Leto) è un film del 2018 diretto e co-sceneggiato da Kirill Serebrennikov, basato sul periodo giovanile del cantante rock russo Viktor Coj e dei Kino. Durata 126 min.

Nella scena musicale della Leningrado dei primi anni ottanta, il giovane Viktor Coj fa la conoscenza del cantautore Mike Naumenko e di sua moglie Natal’ja, con i quali condivide la passione per la musica rock occidentale, invisa alla censura sovietica; le loro vicende sentimentali e artistiche si intrecceranno con quelle del Leningradskij rok-klub, con la formazione dei Kino e l’incisione del loro primo album, 45.

>>>> Trailer qui

>>>> Recensione di Cristina Piccino, su Il Manifesto 15 novembre 2018

Kirill Serebrennikov allo scorso Festival Cannes, dove il suo nuovo film Leto era in concorso, non c’era; accanto al nome annunciato sul foglietto della conferenza stampa si leggeva, «sedia vuota«, mentre gli attori e l’equipe del film, salendo le «Marches», avevano innalzato uno striscione chiedendone la liberazione. Serebrennikov è agli arresti domiciliari per un’accusa di frode dall’agosto del 2017, fermato proprio mentre era sul set di Leto – che ha finito al computer in casa – subendo la stessa sorte dei suoi personaggi, solo che lì erano gli anni della grisaglia brezneviana, qui siamo nel millennio neocapitalista di Putin. Eppure… Da più parti, infatti il processo contro Serebrennikov, che si è aperto qualche giorno fa con la dichiarazione di innocenza del regista, viene considerato come l’ennesimo attacco dei conservatori contro gli artisti «scomodi», tanto più che Serebrennikov è già stato preso di mira dalla censura in passato. 

Leto, in sala col titolo Summer,  in un bianco e nero graffiato a effetto home-movie dal colore, ci riporta a Leningrado (non ancora tornata San Pietroburgo) negli ’80, quando i cambiamenti sembrano impossibili – ma il Muro di Berlino verrà abbattuto non molto tempo più tardi – nonostante come in altri Paesi del socialismo reale un sentimento punk-rock attraversi i desideri delle generazioni più giovani.

A LENINGRADO la scena musicale underground sfida i divieti, ma i gruppi trovano spazio solo in club quasi clandestini, il Leningrado Rock Club soprattutto.E anche lì funzionari dell’ordine e censori controllano i testi esigono spiegazioni, alzano il sopracciglio nauseati dalle parole che rivendicano un altro mondo un’altra vita mentre al pubblico è vietato alzarsi e battere i piedi per terra. I musicisti inventano, glissano, alludono, immaginano in testa hanno il rock e il punk, i Sex Pistols, e la new wave, Blondie e Bowie, fuori «addomesticano» le loro chitarre con l’arte dei grandi rivoluzionari contro il «no future» di repressione e controllo.

IL LEADER indiscusso è Mike, lo adorano, è un riferimento, la sua band si chiama Zoopark, quando suona le ragazze impazziscono; ama Dylan e Lou Reed, è carismatico, generoso, gli perdonano pure di non essere abbastanza «graffiante» con le sue canzoni, forse perché nella vita non soffre abbastanza… Con lui c’è Natalia, la sua compagna, bella, ironica, insieme «giocano» a fare le star. L’amore è trovare un disco raro al mercato nero o del «vero» caffé. La casa è una stanza dove si fuma e si suona, i vicini ascoltano e sono complici, si occupano del loro bambino. «In occidente hanno Mike, noi abbiamo Mika» dicono gli amici mentre li filmano come Jagger e gli Stones. La libertà è il mare, una fetta di cocomero, il vino, farsi il bagno nudi, una canzone suonata piano. L’estate con le sue promesse che come le canzoni possono cambiare il mondo.

UN GIORNO arrivano due ragazzini, uno si chiama Viktor, è un poeta, odia i compromessi, è o tutto o niente. Diventano amici, amano la stessa donna, lei chiede il permesso al suo uomo per baciare Viktor perché «noi non vogliamo avere segreti». Viktor è Viktor Tsoi (l’attore Teo Yoo), figlio di un ingegnere coreano e leggenda della controcultura nell’era sovietica coi suoi Kino – perché un gruppo deve avere un nome corto – morto a ventotto anni schiantandosi con l’auto in Lettonia nell’estate del 1990. Mika è Mike Naumenko (nel film la rock star Roman Bylik cantante degli Zveri che hanno curato tutti gli arrangiamenti) ucciso nel 1991 in una rapina. Tutti e due non hanno saputo come sarebbe andata a finire quella Perestrojka che Mike già odiava, e che forse come è accaduto a tanti altri li avrebbe inghiottiti nel nulla.

PARLA di loro il film di Serebrennikov, anche se il biopic al regista interessa fino a un certo punto, cosa che gli permette una leggerezza emozionale e soprattutto di sfuggire al cliché della rockstar «maledetta» su schermo, cercando invece una corrispondenza intima tra la sua narrazione e quella delle canzoni, tra le vite e la loro invenzione. Il suo è un racconto crudele della giovinezza, dei sogni che evaporano nei cambiamenti, degli amori che finiscono, delle certezze. Cosa vuol dire avere vent’anni quando intorno cercano di sfinirti in ogni modo, quella rabbia giovane e «new wave» che ovunque in quel momento dell’esistenza è necessaria. C’è una canzone di Tsoi dal titolo L’estate che sta per finire, come è finita la loro estate spensierata a dispetto di tutto, poliziotti, benpensanti, mercato nero. Ma Serebrennikov si ferma prima, quando le cose possono ancora accadere. «Il nostro amore è da ragazzini, camminiamo mano nella mano»dice Natalia a Mike parlando di Viktor. Non è successo nulla, non succederà nulla, ma in quello spazio prima di ogni cosa, anche di un bacio innocente, c’è questa estate in cui tutto comincia, il disordine, le scoperte, il sentimento della possibilità.